Recensioni

6.8

L’allestimento di questo live l’ho concepito poco dopo la pubblicazione del primo disco, dove quasi tutto è stato concepito nel dominio digitale, eccetto che per le sorgenti sonore che sono di natura analogica e concreta, e il primo stimolo è stato quello di ritrovare la fisicità di un suono prodotto al momento con tutte le possibilità di errore e la tensione creativa che ne deriva”.

Gli occhi degli altri, ultimo lavoro di Enrico Ruggeri, è un’unica traccia di oltre 32 minuti registrata più di un anno fa al circolo culturale Il Revisionario di Brescia, ma edita solo a dicembre dell’anno scorso. Tutto il movimento gioca leggermente su atti di improvvisazione e altri di pianificazione. L’utilizzo di apporti preparati come la chitarra con ventilatore, e di generatori di suono come l’arpa eolica – che tenta di produrre un drone enarmonico – marcano un territorio non preciso, inatteso. Anche se sulle prime verrebbe in mente un certo tetro minimalismo monocromatico, ciò che realmente funziona nel live set è una dinamica strisciante che butta dentro aleatorietà e risonanze acustiche. Sono proprio queste ultime, insieme a un aspetto meramente umorale, che dettano legge: “c’è un canovaccio su cui mi baso e al contempo c’è un discreto margine di improvvisazione. Mi lascio guidare da come gli strumenti risuonano nel locale”.

Qualcosa, tuttavia, inevitabilmente sfugge: le altezze dei suoni sono lasciate a briglia sciolta per far sì che si crei un’interferenza (o addirittura una cancellazione delle frasi), a maggior grado di approssimazione si risponde riducendo gli eccessi. L’autore tende a un equilibrio interno dove colore e temperatura riescono positivi dal ventitreesimo minuto, e non prima. Dunque, quel tunnel sonoro dinamico fatto di concretismo nero, che viene rievocato nell’artwork di copertina, si risolve in profumo sacro, in solennità che per garbo si ricompone sul finale dolente.

Pur definendosi un parvenu della musica elettronica e dell’ambient, Enrico Ruggeri ha dimostrato già da tempo di sapersela cavare; a riprova di ciò, gli album precedenti, in cui gli elementi stilistici sopra citati in un modo o nell’altro ritornano, magari meno lasciati al caso. “I miei mondi sonori spesso rifuggono la presenza dell’uomo, per questo evito di creare parti suonate in senso stretto e lascio che siano i suoni a far da sè. Questo non significa che io voglia innalzare un muro di incomunicabilità, ed è infatti una questione che mi sto ponendo da tempo: veramente c’è qualcuno che ha voglia di ascoltare questa roba e di andare oltre al suono in sè per lasciarsi trasportare nei miei mondi sospesi?

In effetti, la paura di risultare astratto è sempre dietro l’angolo, a maggior ragione per tipi come lui che provengono dal mondo del rock, del metal. Ma è un tormento che la musica concettuale e non solo si porta dietro da un secolo e che ha ricevuto risposte tra le più svariate. Quest’autoanalisi dice però molto dell’autore, delle sue abilità di improvvisazione, dove la mano assume sempre più padronanza; dice anche di quanto un’artista si ponga in fase di crescita e del peso che suole dare alla sua scommessa.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette