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Tornano a Roma, all’Auditorium, dopo un paio d’anni dal concerto per il quarantennale (rinviato per covid e recuperato) gli Einstürzende Neubauten, questa volta per il sempre lodevole Roma Europa Festival, con una verve che, sinceramente, non ci saremmo aspettati. Certo, vedere Blixa entrare con il bastone, claudicante nonostante le sue rassicurazioni (“tranquilli, non ho intenzione di cadere nuovamente”), un po’ di preoccupazione l’ha procurata. Ma appena iniziato il concerto, il carismatico leader ha subito dimostrato come stanno le cose: oltre 40 anni di attività e non sentirli.

Quasi due ore di musica, con una scaletta incentrata sull’ultimo album Rampen – apm: alien pop music e sul precedente Alles In Allem, ma con incursioni nel passato recente (How Did I Die da Lament) e meno (Susje da Alles Wieder Offen), arrivando fino a Silence Is Sexy, forse l’album che più di tutti segnava, quasi programmaticamente, il passaggio dal rumore a qualcos’altro. Quel “qualcos’altro” oggi è un pop (da intendersi nel senso primigenio di “popular”, ovvero in grado di parlare a una platea molto più ampia di quella riservata alle avanguardie o ai movimenti di rottura) raffinato, elegante, ricercato, rumoroso quanto basta e ammaliante il giusto.

Lo dimostra il pubblico, vicino al sold out, piuttosto attempato (ma questa ormai non è più una novità), diviso tra die hard fan (le magliette di area “industrial” non mentono) e nuove schiere di ammiratori, che ha accolto con entusiasmo un set fatto di momenti calmi e altri più accesi sul versante percussivo-rumoroso (soprattutto nei bis), con tocchi dadaisti (non solo una rumorosa e giocosa Let’s Do It A Dada, non solo i materiali di risulta da sempre parte integrante della strumentazione, non solo un Unruh travestito da mago merlino post-atomico, non solo far suonare un vibratore, ecc.).

Quello che si è presentato sul palco dell’Auditorium romano è un gruppo che ha piena consapevolezza del proprio passato e, allo stesso tempo, una notevole capacità di gestire la propria creatività, indifferente tanto a quel passato quanto a qualsiasi tendenza esterna. Cosa sono gli Einsturzende non lo abbiamo compreso ieri ma ne abbiamo avuto l’ennesima conferma, anche su palchi che non sono più quelli scalcinati di qualche spazio occupato (o di qualche istituto d’arte). Gli Einstürzende sono questo: artisti con piena contezza della propria arte. E sì, ne abbiamo ampiamente goduto.

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