Recensioni

Reduci dal clamoroso successo del sequel / reboot del 2018 (furbescamente intitolato semplicemente Halloween, proprio come il capostipite di John Carpenter), capace di incassare 255 milioni di dollari da un budget di appena 10 milioni, Danny McBride e David Gordon Green (quest’ultimo anche alla regia) si sono rimessi immediatamente al lavoro sul capitolo successivo, scrivendone (e girandone) due di seguito, il primo dei quali – Halloween Kills – è appena uscito nelle sale dopo un anno intero di rinvio a causa della pandemia di COVID.

La pellicola riprende esattamente dove terminava la precedente, appena pochi minuti dopo, quando le nostre tre protagoniste – tre generazioni di Strode – lasciavano la casa in fiamme con al suo interno un inerme Michael Myers destinato quindi alla morte definitiva. Nulla di più falso, come ogni horror – e soprattutto slasher – insegna: il cattivo non muore mai. Così Michael Myers sopravvive e può finalmente sfogare tutta la sua furia omicida che si risolve in una serie eterogenea di aggressioni, uccisioni raccapriccianti, sadiche e demoniache che spesso e volentieri vanno anche oltre il gratuito per ciò che riguarda l’esposizione e la messa in scena.

Perché è proprio questo che rende debole (eufemismo) un film come Halloween Kills. David Gordon Green è un regista che non è un autore e non possiede uno stile riconoscibile (come lo ha invece Carpenter), e quindi la fatica nel rendere memorabile questa o quella sequenza è palpabile. Le scene con in campo il protagonista assoluto di questa opera intermedia appaiono vuote ed esageratamente ripetitive, come se si stesse ascoltando un disco rotto (discorso che non vale, però, per la superba colonna sonora, che Carpenter continua ad aggiornare e ampliare con gusto impeccabile). Eppure, è un vero peccato. La scelta di mettere “in pausa” il personaggio di Laurie Strode – ancora una grande Jamie Lee Curtis – poteva essere la spinta necessaria per approfondire alcuni aspetti cardine della saga e ragionare sia sui personaggi collaterali che sul passato di quello che anche per gli abitanti di Haddonfield è un vero e proprio mito, una leggenda macabra. Invece, tutti i personaggi di contorno sono raffazzonati e a dir poco bidimensionali (figlia e nipote Strode comprese) e l’impalcatura politica della parte centrale si perde a causa di una metafora fin troppo semplice e poco esplorata (la connessione casuale con i fatti di Capitol Hill è fin troppo tirata per i capelli, una forzatura che anzi rende il film meno “potente” del suo corrispettivo reale), cui non bastano le buone sequenze flashback per riabilitare il racconto.

Se non altro Halloween Ends – il cui arrivo è atteso per la notte delle streghe del 2022 – metterà fine a questa ideale trilogia che continua gli eventi dell’illustre caposaldo del genere quarant’anni dopo e che ha avuto il merito di cavalcare l’onda della retromania di questi anni senza calcare troppo la mano sull’ovvio e il cattivo gusto, ma fornendo un divertente fan service e diversi assegni al suo autore (immaginiamo il buon vecchio Carpenter che se la ride sotto i baffi).

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