Recensioni

6.9

Lo scorso settembre Jamie Lee Curtis ha ritirato il Leone d’Oro alla carriera – una carriera iniziata nel 1978 proprio con l’Halloween di John Carpenter – al Festival del Cinema di Venezia, dove è stato presentato in anteprima anche il nuovo (e dodicesimo) film del franchise che la vede protagonista, Halloween Kills di David Gordon Greene, sequel dell’Halloween del 2018 girato sempre da Greene e secondo capitolo di quella che è stata annunciata come una trilogia. Nel film, nelle sale italiane dal 14 ottobre, sembra che Michael Myers getti giocoforza la maschera. Il volto a cui pensiamo subito resta però quello di Carpenter, che è tornato a occuparsi della relativa colonna sonora in compagnia degli ormai inseparabili Cody Carpenter e Daniel Davis, proprio come aveva fatto per l’Halloween del 2018 che era a sua volta un sequel del suo Halloween originario, quaranta anni dopo.

Un 2021 impegnativo per John Carpenter che, manco a dirlo sempre al fianco del figlio Cody e di Daniel Davis, aveva già pubblicato mesi fa Lost Themes III: Alive After Death, terzo album slegato da qualsivoglia pellicola per una saga che continua a valere ampiamente l’ascolto. I venti brani che vanno a costituire la scaletta di Halloween Kills, nel complesso forse inferiori a quelli della precedente soundtrack, sono assolutamente funzionali all’accompagnamento e rispettano il blasone del marchio d’autore, sebbene destinati in primis agli appassionati al culto. Ci sono rivisitazioni e reprise del leggendario tema principale, quando più tradizionali quando più movimentate, e ci sono episodi spesso concisi, cullati dalla morbidezza dei tasti, pervasi da synth super sinistri o maggiormente spinti sul fronte digitale. From The Fire restituisce il levarsi delle fiamme con corde metalliche, Rampage porta i Nine Inch Nails in atmosfere slasher, It Needs To Die si estende per quasi sette minuti tra pianoforti introspettivi e soundscape in alta tensione, l’epica Unkillable ci schiaffa in faccia l’immortalità del musicista-film maker e del personaggio da lui diabolicamente creato, quest’ultima ribadita con Michael’s Legend.

Ci sono due parole-chiave: classicità, in senso stilistico ma anche in senso narrativo e più strettamente storico, certo, e ovviamente horror. Ecco, per quanti non si accontentano del classic rock, Carpenter serve tuttora il miglior classic horror del manicomio Terra.

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