Recensioni

7.6

Nelle note di copertina a questo volume Denis O’Regan viene spacciato come il fotografo che più di tutti ha ritratto Bowie su pellicola per camera oscura. Difficile stabilirlo o verificarlo con esattezza, e allo stesso tempo è pur vero che quantità non è sinonimo di qualità. Tuttavia non si può negare che aver documentato l’attività concertistica dell’artista inglese in due tra i suoi maggiori tour mondiali sia uno dei migliori biglietti di presentazione per questa nuova pubblicazione della ACC Art Books.
Avere assistito al concerto immediatamente precedente al farewell di Ziggy presso l’Hammersmith Odeon nel 1973 deve aver generato forti e contrastanti sensazioni nell’allora diciassettenne Denis: la cocente delusione di mancare per un soffio ad un concerto che sarebbe entrato nella storia, ma al tempo stesso trovare l’entusiasmo necessario per mettere a fuoco il proprio percorso professionale. Neanche un anno più tardi il giovane fotografo, ancora dilettante, inciampa (più o meno) casualmente nel suo idolo, per strada. È un Bowie completamente diverso, con cappellaccio e cappotto in prossimità degli Olympic Studios di Londra, in occasione delle registrazioni di Diamond Dogs. Solo 3 foto in bianco e nero: un primo piano, uno scatto a tre quarti e poi uno quasi di schiena, ma la luce è buona, le inquadrature giocano bene con le ombre e soprattutto David regala in ciascuna di esse un grande sorriso. È quanto basta al giovane inglese per insistere, approdare alla redazione del New Musical Express, seguire l’artista a distanza per il live a Newcastle del 1978 e poi finire direttamente alla sua corte.

Nel 1983 O’Regan viene inserito ufficialmente nell’entourage di David e documenta meticolosamente il Serious Moonlight Tour, in giro per almeno tre continenti, dentro e fuori dal palco. A questo periodo era già stata interamente dedicato Ricochet, la precedente pubblicazione di O’Regan che avevamo recensito qui, ma essendo il materiale d’archivio piuttosto vasto, la ACC Art Books ha scelto un bel po’ di istantanee alternative e meno conosciute. Tuttavia per i fan del Duca Bianco il valore aggiunto di questo volume è senz’altro la testimonianza del Never Let Me Down World Tour del 1987, per la prima volta su carta stampata in forma significativamente estesa. È vero che questa fase non coincide con il vertice creativo del cantante ma è pur sempre un Bowie attraente, per l’ennesima volta diverso, in compagnia della sua ‘circense’ crew sotto il mastodontico ragno che sovrasta il palco. Eccessivo e pretenzioso in scena soprattutto nei colori e nei costumi, più semplice e casual durante le rehearsal (musicali ma anche di ballo), anche grazie al bianco e nero di alcune istantanee. In termini di fotografia artistica, altri nomi hanno realizzato sessioni migliori con Bowie davanti all’obiettivo (Mick Rock, Masasyoshi Sukita, Terry O’Neill, Frank Ockenfels 3…) ma il valore documentaristico di quanto O’Regan ha impresso su pellicola fotografica è decisamente (oltre che copioso) molto alto. Anche per il tour dell’87 valgono i punti di forza per quello dell’83: ritrarre il proprio committente in giro per il mondo non solo alle esibizioni live e qualche volta in sessioni ufficiali dentro uno studio di posa, ma anche durante le trasferte in aereo o in pullman, nei momenti di preparazione, di riposo o di complicità con i propri collaboratori. E poi tanti incontri con colleghi o altri personaggi famosi del tempo: in cabina di pilotaggio (di un Boeing) con Niki Lauda, ad una finestra con Julian Lennon, nel backstage di una pubblicità con Tina Turner e ad una conferenza stampa con Mick Jagger. E ancora Madonna, Billy Idol, Lady Diana Spencer, Iggy Pop… Risalgono invece all’anno successivo gli scatti del concerto benefico Intruders at the Palace con il corpo di ballo avanguardistico degli La La La Human Steps.
La sezione dedicata agli anni ‘90 è la più esigua del libro, ma vale la pena ammirare gli scatti della conferenza londinese che inaugurava il Sound+Vision Tour più quelli ad uno dei tre concerti presso la Docklands Arena, poi ancora un momento di pausa del progetto con i Tin Machine e una data a Wembley dell’Outside Tour. Particolarmente significativa l’immagine del cantante abbracciato ad uno dei suoi idoli musicali di gioventù, Little Richard. È proprio a lui che era ispirato il guardaroba di Let’s Dance e rispettivo tour: completi dai colori pastello su camicia con cravattino slacciato, tutto in stile anni ‘50. È in una di queste mise che compare nel bianco e nero della fotografia di copertina di questo libro, in assoluto tra le più belle.

Le note del fotografo (ripetutamente in compagnia di David in atteggiamenti sempre scherzosi e ilari) non sono particolarmente diffuse ma ugualmente preziose e complementari alla sua introduzione delle prime pagine, dove l’ordine cronologico di alcuni scatti è piacevolmente sovvertito, passando quindi da uno stadio gremito di inizio anni ‘80 oppure uno del 1990, ad un backstage al Live Aid o ancora una prova per Never Let Me Down.

300 pagine con un layout elegante per un grande formato e la prefazione del chitarrista Carlos Alomar potrebbero essere gli altri requisiti sufficienti per garantire l’acquisto del volume. I fan più esigenti sappiano che nella meravigliosa istantanea di David in compagnia di Sydne Rome (a Londra nel 1979 in occasione della conferenza stampa del film Just a Gigolò, i due appaiono come vere divinità) il rosso della cravatta del cantante è perfettamente in tinta con il colore dello smalto delle unghie dell’attrice. Miracoli che riuscivano solo a Bowie.

© Denis O’Regan

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