Recensioni

«Down in space it’s always… 1983». Potremmo prendere a prestito alcune parole di Slip Away, canzone di quasi 20 anni posteriore (Heathen, 2002) per descrivere questo Ricochet, il magnifico documento fotografico edito da Particular Books che immortala David Bowie durante il suo tour più grande e più pop. È sempre stato motivo di un certo imbarazzo per me la svolta smaccatamente commerciale di un performer che prima aveva dato alle stampe progetti musicali ricercati e il più delle volte profondamente artistici. Sia che si trattasse dell’alieno glam-rocker Ziggy Stardust oppure dello sperimentatore-crooner d’adozione berlinese di fine anni ‘70. In fondo, nonostante l’ineccepibile equilibrio musicale di Let’s Dance, tra il magistrale cantato e la perfezione degli arrangiamenti, non avevo mai ben digerito quel trionfo di capelli tinti di giallo paglierino e il guardaroba in stile revival anni ‘50.
La nuova maschera di David Robert Jones non mi aveva completamente conquistato, e qualche passo falso di troppo degli anni successivi della sua carriera non aveva aiutato. Perciò devo ammettere che l’attesa per questa pubblicazione da parte di Denis O’Regan un po’ mi intimoriva, nonostante la consapevolezza di avere a che fare con un fotografo professionista di grande esperienza e capacità, tra i più abili a fissare su pellicola fotografica immagini iconiche non solo del Duca Bianco ma anche di quelle dei Queen e di mezzo altro firmamento di band che conquistarono il successo nei favolosi anni anni ‘80, decennio tornato così prepotentemente di moda negli ultimi tempi. La macchina commerciale per questo libro si è avviata diversi mesi fa, diffondendo notizie e anticipazioni attraverso i media e i canali social ufficiali, anche con alcune strategiche mostre in territorio non solo britannico.
Preceduto dalla pubblicazione di una versione deluxe, che include memorabilia, gadget e vinile a tiratura rigorosamente limitata (un sogno per molti fan, destinato a rimanere tale visto il prezzo esorbitante), Ricochet viene a trovarsi nelle mie mani circa 36 anni dopo l’avvio del Serious Moonlight Tour. L’alto spessore, il formato hardbook e il titolo in bassorilievo mi conquistano alla prima occhiata. Non fosse altro per la foto di copertina, dove il volto semi-efebico di colui che era stato il dio del glam, rocker obliquo e fondatore della new-wave, è congelato in una espressione malinconica con lo sguardo rivolto verso il basso, le labbra sottili e le sopracciglia aristocratiche, sotto un ciuffo ossigenato, smorzato dal bianco e nero della pellicola fotografica. La fattura del volume, che grazie a un prezzo più che accessibile sta raggiungendo le collezioni di numerosissimi fan del Duca Bianco è incredibilmente tutta italiana: la carta e la rilegatura, come la stampa, sono davvero pregevoli, ma naturalmente sono i contenuti visivi a dover superare le aspettative dei palati più esigenti.
Le oltre 300 foto qui contenute e presentate in rigorosa modalità random, furono scattate nell’arco di 8 mesi, e testimoniano Bowie esibirsi per un totale di 96 spettacoli sparsi in 15 nazioni di 4 continenti. L’obiettivo di O’Regan ci regala innumerevoli istanti della smagliante nuova incarnazione di David, non solo sul palco ma anche durante qualsiasi altro momento tra una esibizione e l’altra. Ed è nel risultato ottenuto in seguito alla precisa richiesta da parte di Bowie al fotografo inglese, che risiede la bellezza e la particolarità di questo libro fotografico. Vi è una preziosa abbondanza di immagini di colui che all’epoca stava diventando il nuovo eroe del pop raffigurato nelle faccende più inaspettate, curiose e solo apparentemente futili. David Bowie al check-in di un aeroporto, oppure mentre attende il treno superveloce nella stazione di Nagoya, in relax con alcuni membri della crew, stremato dentro una camera di albergo, a cena in un tipico ristorante giapponese, assediato dai fotografi a una conferenza stampa, mentre passeggia con curiosità alla scoperta delle strade di una città per una ennesima data del suo tour.
È qui che inevitabilmente apprezziamo il lato più umano di una mega-star della musica internazionale. Uno scatto rubato mentre si rilassa ascoltando musica in cuffia a bordo piscina, quando si ferma a chiacchierare con un musicista di strada, fumando l’ennesima sigaretta sulle scale mobili di un centro commerciale o seduto nella poltrona di un albergo, ancora mentre assiste alla street opera tra le vie di Singapore, facendo una smorfia dalla scaletta di un aereo, accucciato a ridere per terra con dei bambini, in pieno completo d’ordinanza da performer occidentale ma con l’acqua alle ginocchia esplorando un quartiere allagato di Bangkok, sdraiato su una canoa che scivola sulle acque di qualche lontano paese orientale. Sfogliando queste pagine ci troviamo di fronte un uomo spesso rilassato e sorridente, scherzoso, incuriosito e appassionato per ogni nuova esperienza vissuta, per ogni nuovo inaspettato incontro, spesso sotto lo sguardo vigile del bodyguard Tony Mascia o quello amorevole della super-fidata assistente Coco Schwab. Il libro in realtà riserva ancora maggiori sorprese tramandandoci alcuni spensierati momenti di pausa: un picnic nell’outback australiano o un party a sorpresa per i 30 anni dello stesso O’Regan. Tantissimi gli incontri dell’artista con i colleghi del jet set: Michael Jackson, Susan Sarandon, Iggy Pop, Ryūichi Sakamoto, Grace Jones, Cher, Mick Jagger… Alcune volte è accompagnato da collaboratori di un solido passato e incerto futuro (il compianto chitarrista Mick Ronson e il produttore Tony Visconti), altre ancora da alcune star che popolavano i rotocalchi dell’epoca e che ancora oggi vivono nell’immaginario anni ‘80 della nostra memoria (Stéphanie di Monaco, Jerry Hall, John McEnroe…). Splendidi poi i ritratti alla vera Christiane F, o quello a Bowie nel mezzo di tre giovanissimi e sorridentissimi Duran Duran.
Difficile scegliere gli scatti migliori, c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Forse sceglierei quello in bianco e nero di David chinato a firmare un autografo a una ragazzina palesemente al settimo cielo, oppure i meravigliosi primi piani ad alcuni fan delle prime file, totalmente rapiti alla vista del proprio beniamino. L’occhio di O’Regan rivela qui una singolare sensibilità nel mettere perfettamente a fuoco alcuni giovani ragazzi avvinghiati tra loro in stretti abbracci, altri che portano capigliature e trucco a metà strada tra il punk e la new wave; si avverte il loro sudore, si legge la passione nei loro occhi, il trasporto e l’entusiasmo per l’esperienza live sui loro visi. Non mancano naturalmente le pose plastiche sul palco, le foto agli stadi più grandi al mondo stracolmi di gente fino all’inverosimile. E nonostante tutto vorremmo ancora di più, perché sappiamo che questi scatti, approvati in vita da Bowie, sono solo una parte di un ben più vasto archivio fotografico. L’autore delle foto firma una prefazione davvero interessante, ricca di tanti aneddoti e curiosità talvolta anche molto toccanti. O’Regan spiega come il cantante sia stato un autentico anticipatore della moda attuale da parte di noi comuni mortali, impegnati a ritrarci in continuazione con i nostri smartphone… Bowie aveva già fatto tutto questo, oltre tre decenni fa, portandosi dietro proprio lui, un entusiasta fotografo ventenne, che ancora adesso non si vergogna a definirsi fan, e che con queste immagini ci rimanda indietro la sua passione iniziata presso l’Hammersmith Odeon nella sera precedente al suicidio del marziano del rock, e battezzata solo un anno più tardi di persona, attraverso il primissimo fortuito scatto ad un giovane Diamond Dog per le vie di Londra.
Ricochet è un volume internazionale ma realizzato materialmente in Italia da Graphicom, l’azienda che ha stampato le prime 15.000 copie del libro di Denis O’Regan (ma mentre scrivo si stanno preparando a produrne quasi altrettante), per conto della Particular Books (Penguin House). Incontrando il direttore e proprietario presso gli uffici amministrativi di Vicenza ho scoperto che questa azienda è responsabile di ogni diversa passata edizione del catalogo della mostra campione di incassi in tutto il mondo David Bowie Is, (lanciata anche in una applicazione digitale in “realtà virtuale aumentata” pochi mesi fa), dalla primissima versione speciale per il V&A Museum, contenuta in un particolare contenitore in plexiglass, fino alla recente Limited Silver Edition di New York, passando per la costosa Black Deluxe Edition. Nella sede di produzione di Verona hanno visto la luce anche tutte le versioni di The Rise of Ziggy Stardust, il mega-librone di Mick Rock edito nel 2016 dalla Taschen. È interessante riflettere come in quest’epoca nella quale la fruizione della musica è diventata sempre più liquida, specie da parte delle generazioni più giovani, in un trionfo del digitale contrastato solo dal revival del vinile, forse la chiave di volta sia puntare al recupero fisico di tutto quello che è ragguardevole nella storia della musica. Un apparato fotografico, archivistico e in generale documentale, per completare la controparte musicale. Tutto ciò che un disco, con le sue tracce audio ma spesso senza il suo libretto, non potrà mai esaustivamente documentare. Ecco quello che Ricochet riesce a fare. All’ascoltatore che non vuole accontentarsi di un ottimo disco, che forse non sa più farlo, motivi e sorprese ragguardevoli possono arrivare da un libro come questo.
Graphicom ha stampato e rilegato un numero impressionante di incredibili e diversissimi volumi fotografici per le case editrici e i musei di tutto il mondo, cataloghi di alta moda, libri illustrati e in edizione speciale a tema Harry Potter… ma per quanto riguarda la musica sono da menzionare almeno gli ultimi tomi dedicati ai Led Zeppelin e quelli speciali e preziosissimi su Elvis Presley, The Beatles, Bob Dylan e Frank Sinatra. Impossibile dare qui un elenco esauriente di tutte le pubblicazioni. Non posso tuttavia fare a meno di citare quello meraviglioso dedicato a Nick Drake (Remembered For A While, Little, Brown & Co, 2014). Sono certo che David Bowie – da grande collezionista di arte moderna quale era – sarebbe stato orgoglioso di sapere che alcuni libri che documentano la sua arte condividono la medesima sede di produzione di The Bolted Book, l’esatta riproduzione dello straordinario volume-manifesto futurista datato 1927, di un talentuoso artista tutto italiano che, quasi come Bowie, fu – almeno per un certo periodo – di adozione newyorkese, ovvero Fortunato Depero.
Onestamente, dopo avere sfogliato con avidità Ricochet, un po’ alla volta è cresciuto in me il desiderio di rivedere, dopo molti anni, le registrazioni video del Serious Moonlight Tour. Perché sono sicuro, lo farò con occhi e orecchie totalmente nuovi.
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