Recensioni

Avevamo lasciato Dave sdraiato ad aprirsi sull’immaginario lettino terapeutico di Psychodrama. Lo ritroviamo ora, due anni dopo, ancora 23enne e con un futuro da promessa del grime davanti. Perché con We’re All Alone in This Together siamo già al secondo album in carriera, e si ha la percezione che nonostante la ancora giovanissima età Dave abbia già fatto di tutto. Certo è più maturo, e lo si sente già dal flow che due anni fa era talento puro, e ora è decisamente più rifinito.
Resta evidente come il suo maggior pregio sia ora come allora una capacità di scrittura con pochi eguali. Wordplays come se piovesse, rime complesse oppure solo suggerite (e quindi ancora più complesse), frasi con un numero di livelli di significato che supera il duplice con gran distacco. Non che una penna così fulgida si accontenti di prestarsi a virtuosismi fini a sé stessi: i testi sono spesso e volentieri impegnati (lasciamo perdere la sbragata materialista di Cash con Stormzy), al servizio di istanze politiche sull’immigrazione (Three Rivers), depressione o ricordi familiari, piuttosto che votati a rivoltare i soliti stereotipi da strada nella conclusiva e superba Survivor’s Guilt.
Non sempre tutto è perfettamente a fuoco, come quando il ragazzo si perde in qualche lungaggine di troppo, ma gli episodi super riusciti sono sicuramente la maggioranza. La palette stilistica poi è al solito molto variegata: i beat della prima parte quasi sempre sono sorretti da un trinomio a base di morbido boom-bap, piano pensoso ed eleganti archi di sfondo che salgono in crescendo ben costruiti – Verdansk, Three Rivers i due pezzi più esemplificativi. Poi nella sezione centrale (che perde un po’ di verve) si provano carte diverse: campionamenti soul e cori gospel di In the Fire, episodi più estivi e spensierati, a cavallo tra spezie latin e dancehall (System e Lazarus), oppure semplicemente molto pop (Twenty to One).
Non sarà il capolavoro di Dave, che deve ancora arrivare e come dicevamo il tempo non manca certo – così come i mezzi – ma abbiamo tra le orecchie una graditissima conferma, e per ora è già tanto.
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