Recensioni

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Dopo aver inseguito miraggi di successo, Dizzee Rascal e l’eterno rivale Wiley continuano a fare grime come se non ci fosse un domani. E se domani non dovesse arrivare – metti che lo scioglimento del permafrost non ci regali temperature impossibili e nuovi mortiferi virus sepolti nelle notte dei tempi – entrambi potrebbero mettersi l’anima in pace sapendo di aver pubblicato fino all’ultimo album degni della loro legacy.

E3 AF richiama un codice postale specifico (E3 sta per Bow, East London, dove è cresciuto) ed origini africane (AF sta per African), è il modo che Rascal ha di far suo un vecchio insulto (sono l’“E3 African”) e puntualizzare che lui è ancora un rapper coi controcazzi. Scordiamoci le notti americane con will.i.am e Robbie Williams e pure quel mezzo ritorno alla base di cui ci diceva in modo diffuso Nicolò Arpinati in sede di recensione del precedente e un po’ forzato Raskit, Dylan Mills torna a fare ciò che sa fare meglio: rappare anche virtuosamente (vedi Don’t be Dumb assieme a Ocean Wisdom) su basi che dal prequel di questa storia che si chiama UK garage (il singolo Body Loose campiona gli Architechs e suona come un divertissement) si spingono fino alla prima ondata dubstep, altezza 2004, al tempo in cui tra dubstep e grime c’era ancora un bel po’ di confusione ma sui riffoni col bassone (wobble) ci si capiva bene.

Dunque eccoti That’s Too Much, pezzo che grazie ai guest D Double E e Frisco ci fa capire che, sì, in effetti siamo negli anni ’20 – o perlomeno che il decennio precedente è esistito e con esso la trap e le sonorità caraibiche del singolo Body Loose, che sembra prodotto da Jamie XX e invece dietro c’ha i . Del resto, il codice postale e tutto il resto non mentono, You Don’t Know è pura rimembranza – campioni soul pitchati, spezzati garage – con Rascal a prodursi da solo le basi di ieri per commentare le storie di oggi, summing up the vibe of today. Viceversa i giovani Vader Beatz e MKThePlug, assieme ai vocal degli Smoke Boys aprono orizzonti drill piuttosto inediti per lo storico grime MC, vedi Act Like You Know.

Il disco suona 100% grime ma uno dei suoi migliori pregi è l’averci infilato scampoli di presente senza rincorrerlo, risparmiandoci il rap di chi vuol rivendicare la propria importanza alle nuove generazioni. Fondamentale per tutti gli Mc della prima e seconda ondata, vedi Skepta e vedi Kano (anche protagonista della serie culto Top Boy), è rimanere coerenti con le proprie radici, riportare tutto ai grigi palazzoni che da sempre si stagliano sull’immaginario rap londinese (God Knows, Eastside, Act Like You Know), mostrare il muso duro ma anche un lato gentile e soulful (vedi The Streets), come accade nella conclusiva Be Incredible (patetismi di vecchio corso compresi, vedi il ritornello «the time is now to make it right, and be incredible») o nell’autobiografica Energies + Powerz prodotta da Steel Banglez con un tocco 90s r’n’b che oggi si spende piuttosto bene.

Rascal dimostra dopo vent’anni di aver cose da dire e di saperle metter giù con invidiabile flow. Le retoriche sulla fama stanno sullo sfondo, e non staremo certo qui a recriminargli lo sbandierato ritorno alle origini quando queste in UK sono tornate in classifica già ai tempi del suo Raskit (qualcuno ha detto Stormzy?). E3 AF propone una scaletta rapida (33 minuti), discreta nelle hit (Body Loose, Act Like You Know, L.L.L.L. (Love Life Live Large)) e variegata in basi che reggono bene il peso dei dieci pezzi della tracklist. Tutto ciò di cui un grime album ha bisogno.

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