Recensioni

Rapper e poi produttore e discografico, giovane stella della scena grime basata nel nord di Londra, Skepta, al secolo Joseph Adenuga Junior, è una personalità forte, uno che dichiara di essere il re del genere e il principale responsabile del suo sdoganamente commerciale (di hit in effetti ne ha infilati). Basta poi guardare titolo e copertina del disco. Che, anche se per buona metà auto-prodotto, è inteso soprattutto come showcase delle sue capacità di mc. E il rapping in effetti ci sarebbe anche, e pure come basi non si parte malissimo. Ma malissimo presto si va a finire, in un tripudio dei peggiori stilemi di hip-hop generalista, grime e dancehall senza peli sullo stomaco, con effettacci assortiti e una ripetitività che non diventa mai ipnoticità. Soprattutto, con la parte musicale che non acquista mai profondità di suono. Che è ‘sto piattume. Già a metà si comincia a guardare l’orologio. Apice del bruttume, roba che parrebbe quasi un’autoparodia, traccia undici, Disguise: sentire il trattamento delle voci. La sensazione più che altro è quella di un grande, furbacchione, ma raffazzonato, riciclo.
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