Recensioni
5.5

Wiley non sta fermo un momento ed eccolo di nuovo con un album, autobiografico e autoaccusatorio, dice lui, quindi – ovviamente – autoapologetico, diciamo noi, presentato come il disco su cui più si è concentrato in tutta la carriera.
La solita valanga di rappato grime uptempo sulle solite basi minimali dal profilo asciutto, ma troppo spesso a un passo dalla gag, vedi gli skit o giochetti-filastrocca come Boom Blast, con tanto di trucchetti elettronici e autotune sulla voce. Molto buone le due produzioni firmate Mark Pritchard ormai in mood fisso Africa Hitech, Scar e Money Man, ma sono le due perline di un disco che sarà anche concentrato (oltre che lunghissimo) ma suona soprattutto come un cartellino che andava timbrato per Big Dada.
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