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L’uscita di questo nuovo lavoro di Juan Atkins non è solo il ritorno atteso da molto tempo di una artista storico, ma anche l’occasione per il godfather della techno di rimodellare le idee base del movimento che ha contribuito a creare.

Sulla pagina Bandcamp della Tresor, c’è un lungo testo introduttivo a questo mini ep a firma The Rhythmanalyst che connette le teorie di Toffler a quelle di Cybotron, retrodatando di fatto la nascita della Techno di qualche anno rispetto alla storia che finora abbiamo accettato. Infatti, già da questo inizio di 2023 si è iniziato a leggere dei 40 anni della techno, come se tutto fosse iniziato nel 1983 con l’uscita di Enter, il grande album d’esordio dei Cybotron ovvero Rik Davis e Juan Atkins. Lo ha scritto Kevin Saunderson sui social e qualche altro gli è andato dietro non proprio convinto.

In realtà l’inizio della Techno è da far risalire alla prima uscita della Metroplex, etichetta fondata da Juan Atkins nel 1985 proprio dopo la separazione da Rik Davis e quindi dai Cybotron, progetto che negli anni successivi fu gestito, con altri due album dal solo Davis. Il gruppo si era formato nel 1980 circa per poi dare alle stampe nel 1981 Alleys of your mind, il primo capitolo della lunga storia elettronica di Detroit, un meteorite electro new wave che metteva d’accordo culture musicali lontane e quasi mai in connessione.

Il progetto Cybotron è stato un incidente meraviglioso. Un incontro fra personalità diverse che hanno creato qualcosa di unico. Il rock psichedelico elettronico di Davis unito all’esattezza funk kraftwerkiana di Atkins aveva generato brani capaci di dipingere i tempi a venire, raccolti in quel capolavoro che è stato appunto Enter, il loro unico album assieme. Un viaggio che si interruppe sulle note di una chitarra elettrica, quella di Jon 5, amico di Davis e chitarrista bianco di stampo hendrixiano che si scontrava con l’obiettivo di Atkins di ampliare al massimo l’ibridazione techno funk intersecando Kraftwerk e Funkadelic. Atkins era talmente convinto delle sue idee che non approvò neanche un capolavoro come “Techno City”, il possibile lancio di un nuovo album assieme.

Il singolo, che conteneva come B side l’altro capolavoro electro wave distopico R9, uscì comunque nel 1984 decretando la loro ultima collaborazione. Per rimarcare la distanza dal suo partner musicale, Atkins lo firmò come One, gioco di parole sul suo nome di battesimo, ma soprattutto segnale del suo allontanamento. I due si divisero, non senza polemiche che nel tempo si sarebbero riproposte fra slanci di empatia e dissing social. Uno dei recenti beef avvenne nel 2019 quando Atkins decise di rimettere in piedi il gruppo per alcuni live. Davis sosteneva che non era mai stato contattato mentre Atkins disse che si rifiutò di partecipare alla reunion.

Successivamente, in una delle rare interviste rilasciate, Davis, affermò che alla fine non gliene importava nulla che il progetto Cybotron fosse uscito senza il suo nome e che magari sarebbe stato utile per far riscoprire a qualche neofita i suoi due album realizzati da solo negli anni ‘90. In ogni caso resta discutibile la scelta di Atkins di riprendere in mano un progetto che aveva abbandonato per costruire qualcosa di nuovo ovvero Model 500, la Metroplex e praticamente l’intero movimento techno di Detroit. Alla luce della tensione tra i due, questa mossa di Atkins potrebbe essere interpretata come un gesto vendicativo o di appropriazione non proprio trasparente, per quanto paradossale possa sembrare. Qualche mese fa, dopo tanti anni, Atkins decide di tornare sulla scena con il nome Cybotron. Nonostante sia uno dei suoi migliori lavori da anni, la scelta del nome continua a suonare equivoca.

Per capire le possibili motivazioni di Atkins, forse dobbiamo tornare al 2015, quando uscì Digital solution, album a firma Model 500, progetto riesumato dopo ben 16 anni dall’album del 1999 su R&S. Mike Banks e Mark Taylor parteciparono alla stesura dei vari brani, ma il mix fra elettronica e funk non funzionò e l’album cadde subito nel dimenticatoio. È possibile che proprio questa delusione e l’aver bruciato in qualche modo il nome di Model 500 lo abbia portato a riconsiderare l’utilizzo del nome Cybotron? In molti ce lo siamo chiesto e nonostante i live come Cybotron siano stati di ottimo livello e questo nuovo lavoro funzioni alla grande, il dubbio resta.

Questo mini ep con due sole tracce uscito per la fedele Tresor resta comunque una bella testimonianza delle capacità di Atkins nel manipolare la materia electro wave. Maintain è il brano che tutti avremmo voluto sentire dai Kraftwerk invece della loro fascinazione per le biciclette e l’aerodinamica e The golden ratio è pura alba autunnale a Detroit immersi in un flusso electro soul. I brani sono firmati da Atkins e Laurens Von Oswald, nipote di Moritz Von Oswald. Moritz con Mark Ernestus aveva gettato le basi della dub techno tedesca con progetti come Maurizio, Basic Channel, Rhythm & Sound e proprio con Atkins e Thomas Fehlmann realizzò, sempre su Tresor, un album come 3MB.

Laurens aveva giù incontrato Atkins nel 2013 per una bella intervista a due con lo zio Moritz ma come produttore aveva fatto poco. Non è chiaro il suo apporto a questa uscita, ma sicuramente è riuscito, come a suo tempo lo zio, a rappresentare efficacemente le idee musicali di Atkins. Peccato non lo abbia convinto ad usare un altro nome per il gruppo e, soprattutto, a lasciare intatta la storia di un genere che aveva indubbiamente contribuito a scrivere e di cui onestamente sembra veramente fuori luogo riscriverne la storia dopo così tanti anni.

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