Techno. Le 10 migliori uscite discografiche tra passato, presente e futuro
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Andrea Benedetti
- 3 Maggio 2023
Detroit techno. La lunga storia elettronica di una città anomala
Nel 1983 la Fantasy fa uscire Enter il primo album dei Cybotron ovvero Rik Davis e Juan Atkins. La Techno è ancora una proiezione onirica nelle menti dei due, ma questo album è la dimostrazione che Detroit ha un’identità molto particolare rispetto ad altre città statunitensi. La vibrazione elettronica che attraversa gli adolescenti di quegli anni trova forma nella musica, dall’electro alla new wave, dall’italo all’electrofunk.
L’invasione di computer, calcolatrici, orologi digitali e tante altre piccole rappresentazioni di futuro danno ragione ai Kraftwerk di Computer world, il loro vero ultimo lavoro concettuale, uscito nel 1981 dove si affacciavano anche tematiche legate al controllo e alle due facce del progresso tecnologico. Nella title track il gruppo di Dusseldorf ci parla di FBI, Scotland Yard, Deutsche Bank, business, persone, soldi, crimine, viaggi, comunicazione e entertainment. Il mondo dei computer era affascinante e pericoloso allo stesso tempo.
I Cybotron non sfuggono a questo dualismo interpretativo. I “vicoli della mente” (Alleys of your mind) sono il lato oscuro della guerra combattuta in Vietnam da Davis che cerca la salvezza nell’abbraccio delle macchine e delineano la strada musicale di una città complicata sempre in bilico fra speranza e disperazione. I Cybotron raccolgono la disperazione del declino industriale e la trasformano in un’armatura scintillante di suoni e ritmi che pescano nella cultura musicale europea e afroamericana mescolando il rock psichedelico di Jimi Hendrix con l’esattezza romantica dei Kraftwerk.
Soul wave mai sentita prima che, grazie all’esplosione di Clear nel circuito electro post Planet Rock, riesce a veicolare non solo perfect beats elettronici ma anche una visione musicale profonda e trasversale che sarà l’esempio per tanti produttori della Motor City. Il primo è ovviamente Juan Atkins che non riesce a digerire i desideri chitarristici del suo compagno di viaggio come anche la sua propensione verso tematiche mistico spirituali. Per Atkins il futuro è ora e lo vuole rappresentare in tutta la sua vitalità. Lascia il gruppo e fa decollare la Techno verso orizzonti che forse non avrebbe neanche sperato. Tutto parte con le paranoie governative di No Ufo’s, un brano che sfonda anche nei circuiti house di Chicago in virtù di un groove EBM funk invidiabile, ma è con la side B che Atkins cala l’asso. Future è considerabile come il primo vero manifesto techno della storia con un testo che fotografa un cambiamento in atto tangibile e inarrestabile fra “pocket calculators and TV sets – remote control and microcassetts”.
Siamo in piena “techno revolution” e “the future is here” per cui “have no fear… before it’s too late”. Juan Atkins, tramite il suo pseudonimo Model 500, abbraccia quindi l’idea del futuro che stava entrando sempre più nel quotidiano come una grande opportunità di evoluzione per l’umanità, ma soprattutto lancia un messaggio ai suoi amici e concittadini a livello musicale. La sua label Metroplex, diventa il primo tangibile esempio del prosumer teorizzato dal sociologo Alvin Toffler, referente concettuale dei Cybotron.
Il nuovo musicista techno deve controllare tutto il processo produttivo, dalla creazione dei brani, alla grafica, la stampa e la distribuzione. Queste idee di indipendenza e slancio fanno breccia in due suoi amici, Derrick May e Kevin Saunderson, con cui stava già collaborando in un collettivo di dj chiamato Deep Space, che a loro volta lanciano nel mercato le loro label, Transmat e KMS. Altri produttori, seguendo l’esempio di Atkins: Eddie Fowkles, Anthony Shakir, Thomas Barnett, Blake Baxter, Mike Banks, Jeff Mills, Mark Kinchen, Carl Craig, Robert Hood, Keith Tucker, i fratelli Burden e tantissimi altri che andranno a formare la spina dorsale di un movimento che, grazie allo sbarco in Europa verso la seconda metà degli anni ’80 diventerà l’ultima rivoluzione musicale del XX secolo.
La Techno raccoglie l’eredità del jazz in termini concettuali: più che un genere specifico è un modo di porsi verso la composizione, nuovo e interculturale. La Techno non ha paura di confrontarsi con altri stili musicali perché sa che saranno solo dei contenitori di suoni e beats da assimilare e reinterpretare. A differenza dell’House, nata nello stesso periodo nella vicina Chicago, la Techno riesce a non farsi incasellare in schemi ritmici determinati e a mantenere una profondità sonora che va oltre la sola fruizione del dancefloor.
Le sue diramazioni più melodiche, soprattutto Carl Craig e Derrick May, sono la base della nascita della famigerata IDM che clonerà tanti suoni e accordi per poi modificare la parte ritmica verso una ricerca che sarà profondamente Techno nel suo animo più profondo. Un ulteriore passo in avanti viene poi fatto dall’unione fra Mike Banks e Jeff Mills nel progetto Underground Resistance nel 1990. In un momento di fermento unico in Europa con l’esplosione della scena rave, la revisione lessicale della Techno degli UR è lo stampo su cui si forgerà gran parte della Techno europea di quegli anni.
I suoni diventano più duri, si affaccia il suono della TR-303 Bassline, la madre dell’acid house di Chicago, e i BPM salgono. Il suono degli Undergound Resistance diventa la Techno nel mondo. I due aggregano nella crew anche Robert Hood formando per un breve periodo una delle formazioni, dal vivo ed in studio, più micidiali della storia della musica elettronica moderna. Mike Banks però non si accontenta e espande il concetto di prosumer di Toffler creando la Submerge, la prima distribuzione indipendente di Detroit, che fungerà da cassa di risonanza non solo per gli UR, ma per tantissime label e nuovi artisti della città come Alan Oldham e la sua Generator, Sean Deason, Stacey Pullen, Kenny Larkin, Aux 88, Posatronix, Dj Dijital e Drexciya.
Soprattutto questi ultimi diventano il fiore all’occhiello della label UR e rappresentano la più profonda espressione della Techno di Detroit grazie alle loro tracce futuristiche e senza limiti di genere. Per Drexciya esiste solo il flusso dei suoni elettronici in cui far confluire tutto il sentire umano in uno scambio continuo e senza tempo.
Nel frattempo tante cose cambiano. Jeff Mills lascia UR e fonda la sua label Axis seguito da Robert Hood che farà lo stesso con la M-Plant. Alan Oldham e Abu Qadim Haqq modellano la veste grafica di Detroit. Il primo grazie alle sue collaborazioni con l’olandese Djax-up-beats e con la canadese Plus 8, il secondo con la Transmat e Underground Resistance.
Detroit è ormai sulla mappa e crea connessioni importanti soprattutto in Germania e in particolare a Berlino con la Tresor, label e club nati sulle macerie dell’ex muro di Berlino. La Techno è il nuovo punk, veicolo inconsapevole di ribellione e libertà. Il termine viene usato par tanta musica che a volte ha molto poco di Techno, ma accade perché la velocità dei cambiamenti necessità di un contenitore nuovo, scintillante, futurista.
Un termine che sappia di futuro non appena viene pronunciato. La Techno paga quindi questo suo essere immanente, potente, veloce, efficace. Tutto diventa Techno e a Detroit qualcuno inizia storcere il naso. Le prime dichiarazioni di universalità pacifica lasciano il posto a recriminazioni territoriali. E’ il segnale dell’appropriazione di questa controcultura da parte del meccanismo inarrestabile del mainstream. Anche oggi, dopo quattro decenni di produzione e fruizione, la Techno resta un mistero per molti. La sua inafferrabilità è il suo grande pregio ed anche il suo grande limite.
La musica Techno ci pone di fronte a molte più domande che risposte. È più che altro un incubatore di possibilità, stilistiche e cognitive. È la realizzazione definitiva del naturale processo umano di evoluzione e relazione fra corpo e mente, ballo e ricerca, creatività e tecnica. È un grimaldello che sblocca più livelli del nostro sentire e ci pone davanti a tanti mondi da esplorare. Questo essere così trasversale la rende difficile da definire secondo canoni rigidi. Se lo si fa, bisogna necessariamente ingabbiarla in cliché ritmici (la cassa in quattro incessante o la ciclicità delle sequenze sonore).
È per questo che tanti produttori europei, pur non essendo mai stati a Detroit, hanno iniziato ad immaginarne la forma, magari errando e riducendola a puro elemento ritmico. In generale la Techno è quindi l’espressione di una necessità primaria dell’essere umano: immaginare. Grazie alla coazione con le macchine, la fusione fra ritmo e melodia diventa allo stesso tempo ancestrale e futurista.
Una rincorsa continua e senza fine verso una visione di un futuro costante da disegnare in tempo reale. Quindi, che lo vogliamo o meno, ci sarà sempre una Techno di Detroit, storicamente inappuntabile, ed un contenitore Techno diffuso e più confuso. Rik Davis e Juan Atkins non lo avevano previsto, ma forse lo avevano sognato.
- Kraftwerk – Electric Café (album)
- Cybotron – Enter (album)
- AAVV – Retro Techno / Detroit Definitive – Emotions Electric (compilation doppia)
- Model 500 – No Ufo’s (12″)
- Rhythm is rhythm – Strings of life (12″)
- Reese – Bassline / Funk funk funk (12″)
- X-101 / X-102 / X-103 (12″ e album doppio)
- Drexciya – The quest (cd doppio)
- Aux88 – Bass Magnetic (doppio album)
- Dopplereffekt – Gesamtkunstwerk (cd album)
