Recensioni

All’età di 17 anni, nel corso di musica al Washtenaw Community College, Juan Atkins conosce una persona molto importante per la sua futura carriera musicale: Richard Delano Davis detto Rik o Rick, musicista di Ypsilanti, piccola cittadina vicino a Detroit e veterano del Vietnam. Più grande di Atkins di dieci anni, Davis ama tanto il blues rock visionario di Jimi Hendrix, quanto la New Wave epica degli Ultravox.
L’esperienza del Vietnam lo aveva segnato profondamente. In una sua intervista a Mike Rubin per RBMA ne parla apertamente: “Quando ero bambino, pensavo da bambino, vedevo da bambino. Ma quando sono tornato dalla guerra del Vietnam, sono diventato un uomo e sono stato finalmente in grado di vedere il livello di ipocrisia che è l’uomo. Sono tornato qui e ho visto gli hippie con Charles Manson. Ho capito che tutto ciò che mi era stato insegnato era solo una bugia ridicola”.
Rientra dal Vietnam nel 1969 passando per vari ospedali che lo curano per le malattie, fisiche e mentali, subite in guerra ed inizia un suo percorso di rivelazione spirituale sul mondo e sulla sua organizzazione. Inizia a studiare seriamente la Bibbia, cercando di capirne i più profondi significati mistici. Ne parla a Jon Savage nel booklet del CD Cybotron: Interface – The roots of Techno: “All’epoca stavo praticando la disciplina zohariana: per essere nel cyberspazio, era necessario per me trovare un’interfaccia dove potessi trovare il mio essere interiore più profondo. Zohar è basato sullo studio dei numeri: per diventare un’entità devi diventare una non-entità, e 3070 era la mia designazione zohariana”.
Nello stesso tempo si interessa molto al futuribile cioè a come la società possa evolversi nel suo incontro/scontro con il progresso tecnologico. In questo senso apprezza le teorie del sociologo Alvin Toffler sull’impatto della tecnologia nella società espresse nei libri Lo shock del futuro (Future shock) e La terza ondata (The third wave). Ne parla sempre a Jon Savage: “Avevo sentito parlare di Alvin Toffler e delle sue teorie sul villaggio elettronico. Ho pensato che dovevano esserci più di tre ondate ed ho creduto alla necessità di interfacciare la spiritualità degli esseri umani nella matrice cibernetica: tra il cervello, l’anima e i meccanismi del cyberspazio”.
Parallelamente compra molti synth, cercando di sviluppare un proprio suono con cui esprimere le sue idee musicali e concettuali. Uno dei suoi primi brani, The methane sea del 1978, nasce dalle letture del libro di Isaia e da alcuni articoli sull’inquinamento marino e la crisi energetica. Il brano diverrà per un periodo la sigla del programma di Electryfing Mojo. L’incontro tra i due è molto proficuo in quanto l’uno completa l’altro: più musicista Davis, più dj Atkins. In ogni caso condividono teorie comuni su futuro e società e dall’idea di creare qualcosa di totalmente nuovo musicalmente (anche Atkins aveva letto Toffler la cui lettura gli era stata assegnata al college). Decidono quindi di fare musica assieme con lo pseudonimo Cybotron.
Juan Atkins ricorda così il loro primo incontro nello studio di Davis in un’intervista rilasciata a Reverb: “Quando sono entrato da lui sembrava di essere in una navicella spaziale. Penso che stesse cercando di fare una sorta di trucco psicologico mentale Jedi o qualcosa del genere su di me. Cioè eravamo in pieno giorno, ma la stanza era completamente buia. Aveva abbassato le tende e tutto il resto e quelli che potevi vedere erano solo i led dei sintetizzatori e dell’attrezzatura. Aveva un ARP Axxe, un ARP Odyssey e un altro ARP di cui non ricordo il modello. Poi aveva sequencer analogico, Roland MSQ-700, un Roland, RS-09 Strings e un paio di altre tastiere e una drum machine Roland DR-55”.
I due iniziano a provare a mescolare le loro idee musicali. Visto gli ottimi rapporti di entrambi con Mojo gli fanno ascoltare la loro musica ed in particolare il loro primo brano Alleys of your mind nato da un’idea di Atkins a cui Davis aggiunge arrangiamenti e testi legati al suo complesso rapporto con lo stress post traumatico della guerra (i ‘vicoli della mente’). Mojo lo passa subito nel suo programma riscuotendo grande successo fra gli ascoltatori. Spinti da quest’ottima risposta, i due decidono di stamparlo in proprio su una loro label che chiameranno Deep Space.
Il disco esce solo in 45 giri per motivi sia economici che concettuali. Davis non concepisce l’idea del 12” con una versione estesa da fare suonare ai dj. Per lui la componente del ballo è assolutamente secondaria, se non inesistente, nel progetto Cybotron e sarà uno dei primi screzi fra lui e Atkins. Il fatto di aver prodotto un 45 giri però ne favorisce l’acquisto fra i normali ascoltatori del programma di Mojo ed il disco raggiunge la ragguardevole cifra di 15.000 copie praticamente nella sola area urbana di Detroit.
Un risultato incredibile che li spinge a realizzare il secondo brano, Cosmic cars, ispirato da Cars di Gary Numan, che mette ancora più in evidenza l’incredibile originalità di un progetto musicale capace di fondere soul, new wave, synth pop ed electro. Dopo una prima uscita su Deep Space di questo secondo singolo, il gruppo viene messo sotto contratto dalla Fantasy, importante etichetta californiana che in passato aveva fatto uscire anche gli album di Joan Baez e Dave Brubeck.
I Cybotron rappresentano per loro una finestra sulle novità di quegli anni. Un investimento che viene ampiamente ripagato dall’uscita del loro terzo singolo Clear, abilmente rimodellato per il mercato dei dj, da una versione di José “Animal” Diaz, dj del Bronx attivo nella scena Electro e Freestyle newyorkese. Il disco esce nel 1983 e si inserisce nel solco dell’esplosione dell’Electro post Planet Rock mettendo Detroit sulla mappa della scena Electro prima di altre label locali che sarebbero venute dopo come la Techno Hop dj The Unknown Dj.
Clear fa da apripista al loro primo album Enter che rivela però l’anima più profonda e controversa del gruppo. Accanto ai brani citati più diretti e dinamici, ce ne sono altri più scuri e con venature rock più evidenti. Questo anche grazie alla chitarra di John “Jon 5” Houseley, amico di Rik Davis, dal suono decisamente hendrixiano (sentire Industrial Lies in tal senso). Questo tipo di approccio non piace ad Atkins che vuole invece continuare sulla scia di Clear, cercando anzi di andare oltre per seguire le indicazioni sonore dei Kraftwerk.
Davis invece avrebbe voluto far diventare il sound del gruppo più un crossover fra elettronica e rock ovvero la sua idea iniziale per il gruppo e per il quale aveva coinvolto prima Atkins e poi Houseley. La distanza delle due posizioni è troppa e in breve, solo dopo un album assieme, il gruppo si divide facendo partire la carriera solista di Juan Atkins che, terminata la stagione dei college party, ha capito che la musica sarà il suo futuro e che ha qualcosa di importante da dire in merito.
Davis proseguirà da solo la gestione del progetto Cybotron e farà uscire altri due album, Empathy e Cyber Ghetto nel 1993 e 1995 sempre su Fantasy. Il sound è decisamente più rock, seppure con un impianto ritmico elettronico di base, e mette ancora più in risalto le classiche tematiche cyber mistiche di Davis. Nonostante questa carriera discografica breve e tormentata, i Cybotron rappresentano il primo gruppo afroamericano di successo che ha cercato di creare un ponte vero fra musica elettronica europea e funk. Lo hanno fatto con un’originalità spiazzante che non è stata compresa pienamente e per questo sono stati inseriti nel limitante calderone dell’electro, grazie appunto a Clear. Ma quando risentiamo questo brano, anche nella versione di Missy Elliott chiamata Lose control (perché di una sorta di cover si tratta, più che di un mero campionamento), ci rendiamo conto di come i Cybotron erano magicamente riusciti a far collidere il mondo dei Kraftwerk con quello dei Funkadelic (o meglio degli Zapp).
Sentendo per intero il loro primo album capiamo immediatamente che c’era qualcosa di più dell’urgenza stradaiola dell’electro funk di Planet Rock. I Cybotron avevano qualcosa da dire e la loro sostanziale assenza dai vari libri della storia della musica contemporanea è un fatto molto grave. Idem per la figura di Davis che resta un genio con una visione unica non ricordata a sufficienza.
La loro musica era il mezzo per entrare (Enter) in una nuova era, musicale e sociale. Qualcosa di profondo e sentito che i due hanno elaborato nei minimi dettagli seppure da punti di vista diversissimi e che è indubbiamente la base di quel movimento così trasversale e radicale che è stata la techno di Detroit.
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