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Dalla fine degli anni ’60, le band inglesi che hanno fatto uso della orchestra come se si trattasse di vestire i panni buoni della festa, sono tante. Non necessariamente prog rock, basti pensare ai Deep Purple. Ma è un vezzo che nasce da più lontano di quanto si pensi, e anzi arriva al rock con un certo ritardo. Nel 1949 Charlie Parker aveva inciso Charlie Parker With Strings (non una orchestra jazz, ma archi classici), che ottenne tanto successo da essere bissato l’anno dopo da un seguito con lo stesso titolo. Trovata la formula moltiplicati gli epigoni: Clifford Brown nel 1955 con Clifford Brown With Strings, Stan Getz che nel 1961 ebbe almeno il buon gusto di cambiare titolo, ovvero Focus, e poi una pletora di cantanti: Billie Holiday, Frank Sinatra, Jaques Brel… Non per niente in Italia il primo tentativo di mettere insieme una star del pop e l’orchestra classica è a nome Patty Pravo (che vedremo, ha un legame col Concerto grosso per i New Trolls). Concerto per Patty è del 1969, e il brano omonimo ha i risvolti della suite, tanto da esaurire l’intero lato A del vinile nonostante l’esigua durata di soli 12’ 22”. Un esperimento ambiguo eppure interessante, riuscito, che proprio per la sua eccessiva originalità – rapportato al mondo della musica leggera italiana – non ha avuto repliche nella carriera della ragazza del Piper, che pensò in prima persona di avere fatto il passo più lungo della gamba.

I New Trolls giungono due anni dopo. E in fin dei conti tra Concerto grosso per i New Trolls e Concerto per Patty c’è una certa similitudine. Concerto grosso copre il lato A, suddiviso in quattro movimenti, ma solo i primi tre fanno uso degli orchestrali, per un totale che oltrepassa di pochi secondi il traguardo degli 11 minuti. L’idea è del pianista, compositore e direttore d’orchestra Luis Bacalov, argentino, stabilitosi in Italia nel 1959, divenuto in fretta arrangiatore e collaboratore dei nomi più in vista della musica leggera italiana, prima del catalogo Fonit Cetra, e una volta insediatosi a Milano al servizio della RCA: da Claudio Villa a Milva, da Rita Pavone al lunghissimo sodalizio con Sergio Endrigo (che finirà in tribunale per l’accusa di plagio riguardante il tema di Il postino, per le cui musiche Bacalov vinse l’Oscar), per decine e decine di singoli e altrettante colonne sonore.

È da una di queste ultime che nasce il Concerto grosso. Racconta Bacalov: «tutto è nato per avere scritto musiche per certi film che avevano determinati argomenti. Il Concerto grosso è nato come musica per un film intitolato La vittima designata, il cui protagonista è un nobile veneziano pazzo e hippy che vuole suicidarsi, vuole essere fatto fuori, una storia rocambolesca, e a me è venuta l’idea di unire questi due mondi, quello del rock e quello della grande civiltà musicale di Venezia, col primissimo Vivaldi; se non ci fosse stato quel film io non avrei mai fatto una cosa di questo genere». Parole che tradiscono un accenno di insofferenza: Bacalov ha confessato in anni più recenti la difficoltà nel lavorare con dei musicisti poco inclini – mettiamola affabilmente così – alla disciplina, rimarcando che se non fosse stato per il buon ufficio del produttore Bardotti, probabilmente le registrazioni non sarebbero state completate.

I New Trolls all’epoca contavano il solo debutto Senza orario e senza bandiera in collaborazione con Fabrizio De Andrè e Riccardo Mannerini e una raccolta di singoli pubblicata nel 1970 intitolata New Trolls: avevano capito che i tempi erano maturi per il cambiamento, che i bagliori del progressive che da oltremanica stava infiammando il mondo del rock erano tutt’altro che un fuoco di paglia, e che quella era l’occasione migliore che potesse presentarsi per la svolta, e andava colta al volo.

Su una partitura di musica colta, la corona dorata, i cinque genovesi si incastonano come pietre preziose. (Ma qual è la parte più pregiata?). Allegro, Adagio (Shadows), Cadenza – Andante con moto, sono un turbine emozionale di rara potenza e sensibilità allo stesso momento. I New Trolls i muscoli, la carne, l’elettricità; l’orchestra l’anima, il sentimento, il senso immortale dello Sturm und Drang. Shadows (Per Jimi Hendrix), serve a portare a compimento il primo lato: a questo punto i New Trolls sono soli, cinque minuti di tributo al chitarrista americano scomparso da poco che indugiano sulle distorsioni à la Hendrix di Nico Di Palo, la strofa in comune con My Shadow In The Dark, eseguita nel film di Maurizio Lucidi da un gruppo di hippie ai piedi di un ponte di Venezia, voce e chitarra acustica, cantata in realtà da Tomas Milian.

Dopo avere realizzato i brani che costituiscono la colonna sonora del film, i New Trolls tornano in studio per incidere Nella sala vuota, improvvisazioni dei New Trolls registrate in diretta. Vittorio De Scalzi: «lo abbiamo inserito perché la musica che aveva scritto Bacalov non riempiva un album ma solo parte della prima facciata. Così decidemmo di montare tutto il nostro impianto nella sala A dello studio di registrazione della Fonit Cetra di Milano, come se dovessimo fare un concerto. A quel punto ci siamo lanciati a eseguire live ciò che in quel periodo suonavamo abitualmente, una specie di medley con diversi spunti tra i quali il richiamo al brano Il sole nascerà». Venti minuti di musica che non possono che soddisfare i prog fan, ma definiti dal compositore argentino in maniera non proprio lusinghiera: «Concerto grosso ha una partitura concisa, si possono riscontrare tanti difetti ma non certo quello di avere voluto ‘allungare il brodo’. (…) Al contrario, nella loro improvvisazione si sente che si ‘allunga il brodo’ per fare minutaggio. Anche se ci sono alcune trovate interessanti e divertenti: come musicisti sono dei genialoidi».

Resta da chiudere il capitolo Patty Pravo, che nel 1971, con Concerto grosso… appena sfornato, incide la cover – cantata, le parole sono di Bardotti – del secondo tempo Adagio (Shadows), intitolata per l’occasione Morire… Dormire… Forse Sognare, brano iniziale dell’album dal titolo che più prog di così non si può: Per Aver Visto Un Uomo Piangere E Soffrire Dio Si Trasformò In Musica E Poesia.

Meglio una piacevole bugia o una scomoda verità? Dilemma di vecchia data. Dipende da chi ascolta, o chi legge. In questo caso entrambe le cose. Volete sentirvi dire che razza di pietra miliare hanno lasciato i New Trolls sul bordo della lunga strada del prog rock italico? Lo fanno tutti, parola d’ordine: accodarsi, impecorirsi, genuflettersi in direzione del sentore comune, soprattutto se si tratta di icone. Se volete sentire una versione meno accomodante, eccola: nonostante la bravura dei New Trolls, togliete la partitura scritta dal gaucho Bacalov, la mareggiata degli archi montata di suo magistrale pugno dai quali i sensi sono travolti e soverchiati, cancellate quel divino accumulo di archi in formazione compatta alternata al prodigioso ricamare del violino solista e… cosa rimane? Il buono dei New Trolls, giusto: ma è quello che fa 700/800.000 copie vendute alla velocità di un nuovo iPhone Apple del terzo millennio? Proprio no. E neppure un oscuro film che nessuno ricorda. Troppo spesso non si nota la sottile ma fondamentale differenza tra Concerto grosso per i New Trolls e Nella sala vuota, improvvisazioni dei New Trolls.

Conclusione. Che tipo di consumatori siete? “Consapevoli”, cioè leggete i dati che riportano le etichette sul retro della confezione, oppure ‘frettolosi’, cioè vi fate abbindolare dalle meraviglie illusorie del front packaging, dove «l’immagine è puramente indicativa e potrebbe non rispecchiare appieno le caratteristiche del prodotto»? La vogliamo leggere l’etichetta di Concerto grosso per i New Trolls? Luis Bacalov: 50%, orchestra: 35%, New Trolls: 15%. Potete trovare tracce di Jimi Hendrix, Jethro Tull e William Shakespeare.

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