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Dopo quattro stagioni da dieci episodi l’una in cui abbiamo rivisto quasi tutti i protagonisti dei primi tre film della saga, Cobra Kai, la serie spin-off di Karate Kid, non è ancora arrivata a conclusione, visto che sappiamo per certo che la quinta carrellata è già confermata. Del resto i possibili spunti dalla trilogia non sono esauriti visto che ad esempio Mike Barnes, il rivale di Daniel San nel terzo film, ancora non si è palesato (lo farà nella quinta stagione?), a differenza delle altre principali facce della terna di pellicole uscite tra il 1984 e il 1989.

Certo, cucire addosso a questi recurring character una storia credibile che non preveda dei semplici cameo diventa sempre più difficile man mano che si va avanti, e il tema dello sfilacciamento è fisiologico per ogni serie. Cobra Kai, in particolare, ha fatto del “recupero” una delle sue qualità migliori ed è normale che i motivi di interesse in questo senso si esauriscano con il terzo capitolo, a meno che non si voglia tirar dentro anche la Hilary Swank del pallidissimo (eufemismo) Karate Kid 4, in cui l’attrice di Million Dollar Baby prendeva il posto di Danielino sotto l’ala del mitico maestro Miyagi, oppure realizzare – come da rumours dei mesi scorsi – uno spin-off dello spin-off magari con inserti dell’esistenza passata di questo o quel personaggio.

Nella quarta stagione il fulcro è quindi Karate Kid 3, con l’atteso ritorno di Thomas Griffith nei panni di Terry Silver, il “cattivo” che in combutta con il solito Martin Kove/John Kreese plagiava Larusso allo scopo, oltre che di fargli perdere il torneo di karate della città, di sconocchiarlo con allenamenti ai limiti dell’autoflagellazione prima di gettarlo in pasto al terribile Barnes che ne avrebbe fatto polpette sul tatami.

Griffith peraltro è stato con molta probabilità l’attore della trilogia originale più difficile da andare a ripescare, visto che si era ritirato dalla recitazione nel 2007 per darsi alla scrittura. Qui lo ritroviamo con la chioma imbiancata ma sempre lunga (il più delle volte raccolta nel mitico codino) e soprattutto con quel mefistofelico sorriso da psicopatico sempre stampato in faccia nonostante l’iniziale riluttanza a prendere parte al disegno vendicativo del suo vecchio commilitone in Vietnam ora di nuovo proprietario del Cobra Kai, il dojo da lui fondato in età giovanile insieme allo stesso Silver (la liaison imprenditoriale tra i due si scopre adesso, così come si scopre adesso che Silver abbandonò la società per volere del padre).

In ogni caso, la sensazione guardando Cobra Kai 4 non è ancora quella di una faccenda volutamente portata alle lunghe. Ancora una volta il duplice piano narrativo (le vicende degli adulti e quelle dei ragazzi loro allievi intrecciate ma pur sempre distinte) offre la chiave per portare la storia oltre il recinto del revival fine a se stesso, e la sceneggiatura non mostra il fiatone nonostante il rischio per lo spettatore di iniziare a perdere il filo, tra alleanze e rotture in continuo divenire, non sia peregrino.

Larusso e Lawrence, un tempo nemici giurati, sembrano ora andare d’accordo (si fa per dire) e addirittura si alleano contro Kreese; ma le diverse concezioni del karate, oltre al fatto che sembrano sempre come cane e gatto, rendono difficile la convivenza. Non vi diciamo di più per non spoilerare il contenuto a chi non abbia ancora visto nulla, quello che possiamo dire però è che finalmente ci sarà l’attesa rivincita con i tre punti in palio tra il biondo e il moro. Così come possiamo dire che in generale restano gli ingredienti che hanno reso la serie uno dei prodotti più apprezzabili degli ultimi anni. Non un pacchiano maquillage di luoghi comuni in materia, non una tamarrata zeppa di cliché 80s e nemmeno una trashata sotto il sole losangelino, ma un racconto curato che come al solito muove dalla prospettiva dei loser, Lawrence in testa, più che da quella di chi dalla vita ha avuto tutto, Larusso e figli.

Il tutto con la solita dose di autoironia ai limiti dell’iconoclastia per come si schernisce un totem degli anni ’80 qual è – appunto –  l’immaginario di Karate Kid (non che si facciano sconti ad altri protagonisti del decennio come il Tom Cruise di Top Gun, a volerla dire tutta). Insomma, ci sarà una quinta stagione e la notizia è che dopo quattro non ci siamo ancora stancati.

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