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Il 5 luglio 2022, al Carroponte di Sesto San Giovanni (Milano), gli amanti dell’indie pop hanno per le mani un’occasione unica: un solo biglietto per vedere Clairo e Phoebe Bridgers avvicendarsi sullo stesso palco. Un serata “da intenditori”, come viene presentata in fase di promozione. Tutto vero, dal momento che entrambe le cantautrici in line-up sono state vessillo di qualità per la critica musicale, da entrambi i lati dell’Oceano Atlantico.

Da tempo i gradi di separazione tra Clairo e Phoebe si sono ridotti a uno, tanto che entrambe hanno collaborato con Lorde per il suo ultimo album in studio, Solar Power, curando insieme i backing vocals della title-track e del brano Stoned At The Nail Salon. Ascoltandole cantare pare anche naturale che i loro percorsi artistici si intreccino e si intersechino. C’è una sorta di armonia sia tra le loro voci che nel loro approccio alla musica, che funge da potente campo magnetico, lo stesso che pare abbia catturato una fanbase condivisa.

Clairo
Clairo, Carroponte, 2022, foto di Alice Blandini

Clairo non è la classica artista indie, non ricalca mode o modelli noti, ma crea un formula molto fresca in cui R’n’B e lounge si mescolano al gusto per il folk anni Settanta, assoluto protagonista del secondo album, Sling. La struttura dei brani, apparentemente semplice ma popolata da suadenti crescendo e ammalianti assoli di sax, si rivela un potentissimo strumento narrativo. Ma cosa racconta la musica di Clairo? Nonostante la giovane età – solo 23 anni – e l’esigua produzione musicale, l’artista di Atlanta è già riuscita a imprimere nel proprio percorso discografico un’importante epifania generazionale. I toni ingenui, timorosi ma speranzosi del primo album, si fanno opachi nei nuovi pezzi, dominati dall’amarezza di chi in qualche modo si è già abituato alle ombre circostanti, senza però volersi arrendere ad esse e senza rinunciare alla propria sensibilità.

La proposta musicale che oggi Clairo porta sul palco rispecchia il desiderio di evadere dalle aspettative di chi vedeva in lei il fantomatico futuro. Non ci sono grosse hit, non ci sono i classici ritornelli del circuito mainstream, eppure tutto lo show è animato dalla stessa vitalità di un set composto da soli evergreen. La porzione più giovane della platea del Carroponte è visibilmente in estasi per questa prima tappa italiana della songwriter – che ha attirato anche tanti avventori dall’estero – ed è con Bags, brano estratto dal disco di debutto Immunity, che la giovanissima cantante esaudisce il tacito desiderio di molti presenti: un duetto con Phoebe.

Phoebe Bridgers
Phoebe Bridgers Carroponte, 2022, foto di Alice Blandini

Clairo e la sua spontaneità passano il testimone a Phoebe Bridgers e la sua cupa emotività, mentre il sole scompare dietro al palco del Carroponte. Vedendo l’esplosione di gioia all’ingresso del palco della cantautrice losangelina realizzo quanto sia forte il legame creato in così poco tempo con il suo pubblico e in un amen riavvolgo il nastro al momento della scoperta. La prima volta che l’ho vista in video ho pensato: “wow, che viso angelico”. La dolcezza e il mistero dei suoi lineamenti creano da subito un interesse atavico verso ciò che ha da esprimere. La prima volta che l’ho sentita cantare, invece, mi son detto che se il canto delle sirene fosse stato reale, probabilmente avrebbe avuto questo suono.

Ma è stato solo quando ho afferrato la sua poetica che mi sono davvero lasciato andare al suo fascino. Varcando la soglia del suo pittoresco mondo fantasy ho realizzato che era tutto un misterioso gioco di specchi. Stavo esplorando qualcosa che era già dentro di me, ma che non aveva ancora trovato una forma e solo con l’apporto di Phoebe avrebbe potuto assumerne una così bella. Dal vivo tutte queste sensazioni si manifestano con maggior chiarezza, grazie anche a una produzione superlativa, in grado di creare il contesto perfetto per la musica di Phoebe.

Phoebe Bridgers
Phoebe Bridgers Carroponte, 2022, foto di Alice Blandini

La scenografia, per esempio, ha la capacità di materializzare in modo molto vivido tutte le atmosfere vissute con l’ascolto in cuffia. Nonostante sia Motion Sickness a rompere il ghiaccio, a dominare il set è ovviamente Punisher, il premiato album del 2020 che purtroppo non ha potuto godere di un’opportuna promozione al tempo e ritrova linfa vitale oggi, quando ormai è entrato a far parte del bagaglio musicale di così tante persone da assumere già i contorni di un classico. Lo si capisce quando le tonalità dell’artwork invadono il palco, grazie al gran lavoro di light design che ci proietta sulla superficie di un altro pianeta, popolato da una Phoebe in tuta da scheletro. Quel costume che dovrebbero coprire, ma invece sembra esporre. Il costato è davvero lì, in bella vista, per chi vuole sbirciare e vedere che fine fanno quei respiri e quale ritmo cardiaco segue quel cuore.

Mentre il megaschermo alle sue spalle racconta i brani animando dei libri pop-up, la band classifica la performance come un live act degno dei migliori palchi internazionali. Quanto manca prima di vederla in cima al cartellone di qualche grosso festival? Probabilmente poco. Lo conferma anche il talento della sua band, composta da musicisti eccelsi che orbitano con grazia intorno a questa stravagante eroina goth dai capelli color platino, dando forma a un indie rock concettuale che in tanti provano e proveranno inutilmente a replicare.

Phoebe Bridgers Carroponte, 2022, foto di Alice Blandini

Highlights della serata sono certamente Georgia, uno dei primi pezzi composti da Phoebe e inserito nell’esordio, Stranger in the Alps, che viene cantata in solitaria in una veste strappalacrime, e la conclusiva I Know The End. Proprio questa canzone è rappresentativa di un’attitudine unica nel suo genere, dove la solita delicatezza sfuma nella sfuriata finale – Phoebe ama definirla metal – e crea la catarsi giusta per lasciare i fan in piena eruzione emotiva.

Phoebe Bridgers
Phoebe Bridgers Carroponte, 2022, foto di Alice Blandini

In fondo il vero talento di Phoebe è stato quello di usare il candore per raccontare in modo spietato la sofferenza e la disillusione. Le icone nascono anche così: quando esprimendo loro stesse finiscono col rispondere a un’esigenza collettiva, magari colmando un vuoto ancora privo di contorni. Nessuno di noi sapeva di aver bisogno di Phoebe Bridgers prima del suo arrivo, eppure adesso non possiamo più farne a meno.

Foto gallery di Alice Blandini.

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