Recensioni

Non nuovi a fruttuosi incontri/scontri, il dub (con le sue tecniche in studio e le sue atmosfere narcotiche) ed il rock più obliquo ed alternativo tornano a confrontarsi e a generare interessantissimi ibridi in questo sophomore-album del duo californiano Chasms. Il disco arriva a tre anni dal suo predecessore On the Legs of Love Purified e porta i segni di tutti i numerosi traumi che hanno accompagnato Jess Labrador e Shannon Madden in questo lasso di tempo, le tragiche scomparse di parenti e amici nell’incendio scoppiato durante una festa in un capannone occupato di Oakland nel dicembre 2016 e la conseguente relocation da San Francisco a Los Angeles. Esperienze che hanno segnato profondamente la band e che l’hanno spinta a cercare nuove strade: si spiega forse così la fascinazione per gli echi, i riverberi e gli abbondanti feedback del dub giamaicano che caratterizza questo The Mirage e che impreziosisce un sound altrimenti troppo debitore verso Cocteau Twins, My Bloody Valentine e compagnia dream-wave.
Anticipato dall’estetica tra vapour e neon del bel video di Every Heaven in Between (uno dei brani dove le chitarre si fanno più taglienti ed il mood più disperato), l’album avanza liquido, saturo e perturbante per tutta la durata: partendo dai sette minuti in cui si spazia da percussioni tribali a desolati scenari urbani dell’iniziale Shadow, i due Chasms conducono l’ascoltatore attraverso panorami sonici sempre oscuri (e forse un poco ripetitivi). L’eterea Gratuitously Cruel, il breve industrial-dub di una No Savior che pare quasi un omaggio alla collaborazione tra The Bug e gli Earth (altro disco in cui la città di Los Angeles è particolarmente centrale), una Tears In The Morning Sun che, nonostante il basso rotolante e la batteria sommersa di riverberi che mantiene l’atmosfera sommessa ed inquieta, è probabilmente il momento più orecchiabile di tutta l’opera, e la spigolosa title track, orientata verso un post-punk ipnotico e reiterato, sono le tappe principali di un tour de force sonico ed emotivo che segna sì un importante allargamento delle potenzialità creative del duo, ma che avrebbe potuto essere affrontato con ancor più coraggio e determinazione.
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