Recensioni

Tanta è l’attenzione che sta ricevendo la nuova scena “post-punk” britannica che ogni nuovo vagito proveniente dalla terra di Albione viene presa ormai con molta considerazione. Cosa che non di meno sta accadendo anche per i Caroline, band londinese che ad ascoltarla pare, al contrario, provenire da una zona ideale dispersa tra Wisconsin, Indiana, Illinois, Minnesotae e Kentucky. Rispetto alla stragrande maggioranza dei conterranei contemporanei, il collettivo inglese, invece di Fall e annesse nevrosi post-industriali, si lascia andare a un mix di Midwest emo, folk appalachiano, post-rock e musica da camera.
Un discorso coerente e sospinto da un calibrato approccio colto come anche da armonie ariose: dai colori tenui del singolo strumentale Dark Blue, che respira delle melodie dei L’Altra, passando per l’ipnotico emo-dreamy in slow motion, inframezzato d’archi e cori, di IWR – per di più con un afflato concettuale à la Slint – e fino al bellissimo centro di Good Morning (Red) – qui senza nessun capitano da salutare – che mescola le delicatezze di Iron & Wine con i fraseggi dei Dirty Three. Una visione ben congegnata ma infarcita ad arte con ulteriori ingredienti da renderla multiforme e capace di approdare in territori inattesi.
Così, Skydiving Onto The Library Roof stupisce con un perfetto mix di musica cameristica e improv colta, Engine emerge lentissimamente dal vuoto totale per schiantarsi in teorie no wave, mentre il delicato solipsismo di voce ed archi di Natural Death si carica di tensione fino a contenere slabbrature à la Colossamite. Cos’altro aggiungere se non che sarebbe bello vederli condividere il palco con calibri come The Microphones e Low.
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