Recensioni

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“Bangers & ballads” – questo è il motto che Caribou, allo stesso modo dell’amico e collega di lunga data Four Tet, cerca di mettere in pratica nei propri album. Con Suddenly (2020, decimo album in studio di Dan Snaith), la bussola puntava sulle ballad, o comunque su un certa vis introspettiva di fondo. Honey, invece, sposta il tiro verso i banger – un disco dance volutamente diretto ed essenziale.

Altre coordinate rispetto ai lavori più recenti di Snaith: pochi i punti di contatto con la musica che il canadese rilascia a nome Daphni. Con Honey, Caribou riscopre un approccio dance leggero e colorato, spruzzato hyper-pop e PC music – siamo quasi agli antipodi delle inclinazioni soul, deep e micro-house di Cherry (2022).

Un disco di banger, quindi, ma non monotematico – Snaith disegna la sua dance raggiante andando a frugare tra suggestioni giovanili, fascinazioni UK post-dubstep e stimoli più recenti (è riconoscibile la vicinanza al circolo degli amici Four Tet e Jamie XX), ma anche usando la sua voce, modulata e trasformata grazie alla tecnologia, che diventa un surrogato del cantante “di professione”. Un’operazione che può essere oggetto di valutazione artistica (si veda ad esempio il punto di vista critico del Guardian), ma che – almeno in questo disco – non suona fuori contesto (Snaith gioca con la voce come gioca con i sample, i drop dance ultra-disimpegnati, i giri fidget/wobbly, il taglia-cuci PC music, ecc.).

Broke My Heart è il primo esempio del totale disimpegno dance di Caribou, con la sua voce prima trasfigurata in voce femminile, poi trasposta in alto, effetto elio, build-up di tastiere e giro di basso wobbly – e in questa direzione, quella di tributo agli stilemi UK garage, post-dubstep e affini, come si diceva sopra, anche la title track Honey. Volume è un re-work di Pump Up the Volume dei M|A|R|R|S, quattro minuti di electro colorata al servizio del dancefloor – quindi nelle intenzioni alla stessa maniera dell’originale -, ma in questo caso forse un po’ anonima, quasi un dj tool (non è facile fare di meglio quando si mettono le mani su un classico).

Come Find Me soprattutto, con i suoi giochi di synth filtrati e riprese vocali che sfociano in un elegante 4/4, ma anche August 20/24 e Got To Change, sono derivazioni dell’onda lunga french-touch. Su questa scia, Over Now si appoggia su un 80s pop di maniera e calca la mano per una filtered-house muscolare e kitsch allo stesso tempo. Dear Life è vicino al nuovo Floating Points no-nonsense di piste electro allucinate e svisate sintetiche, Campfire è in quota ballad (con breve skit rappato, sempre dallo stesso Snaith con l’aiuto dell’intelligenza artificiale), Only You torna alle suggestioni di inizio disco, imbastendo una pista dance tra synth in crescendo e fraseggi vocali.

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