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Ci sono artisti il cui percorso mostra una coerenza e una ampiezza di vedute tale, che solo uno sguardo retrospettivo permette di comprenderne appieno il valore. Clay Ruby è uno degli artisti fondamentali emersi negli anni Zero. Il suo progetto Burial Hex nell’arco di dieci anni ha prodotto quasi una trentina di titoli, tra lavori usciti solo su cassetta, CD, EP e LP a tiratura limitata, tra cui dobbiamo ricordare il primo LP omonimo, Burial Hex, uscito nel 2007, il doppio LP Initiations e Book Of Delusions del 2011. Non bisogna dimenticare anche lo split con Zola Jesus del 2009, uscito per Aurora Borealis, e Vedic Hymns, ottimo lavoro realizzato con la band neofolk americana Kinit Her nel 2010.

Inaugurato nel 2004 durante il giorno di Ognissanti, il progetto è stato avviato, secondo le stesse parole di Clay Ruby, per prepararsi alla fine di questo ciclo di Kali Yuga. La musica di Burial Hex può essere descritta come una sorta di “Horror Electronics” (secondo una definizione data dallo stesso Ruby), un rituale esoterico che mescola elementi musicali appartenenti a diversi generi: industrial, ritual e dark ambient, techno, new wave, harsh noise, kosmische musik, black metal, etc. Il lato performativo e rituale del progetto è preminente; il lato esoterico della sua missione non è un semplice orpello rispetto alla proposta musicale del Nostro, ma ne costituisce l’ossatura stessa.

Essenziale per entrare nel mondo evocato dal poliedrico musicista americano è la compilation In Psychic Defense, realizzata per Cold Spring il 7 aprile 2014, la quale racchiude diversi singoli, EP e altro materiale di difficile reperibilità. Ancora di più, però, lo è The Hierophant, l’LP finale realizzato sotto la sigla Burial Hex (oltre a Burial Hex, Clay Ruby è anche conosciuto come Metrocide, Feral Love e Zodiac, i più famosi tra i suoi numerosi alias). La chiusura del progetto era stata prevista sin dall’inizio e questo è stato il decimo e ultimo anno di attività di Ruby sotto lo pseudonimo che lo ha reso un musicista di culto. Uscito per Handmade Birds il 18 novembre 2014, il disco sintetizza e chiude con onore il percorso musicale/rituale intrapreso nel lontano 2004. The Hierophant è anche il capolavoro dell’artista americano, forse l’album che riesce a sintetizzare meglio quanto fatto in questi dieci anni. Con cinque brani stampati su vinile e una “Shadow Sessions” composta da cinque remix, il cui download è possibile esclusivamente attraverso un codice contenuto all’interno delle 300 copie del disco. Il lavoro si avvale della partecipazione di Nathaniel Ritter e Troy Schafer dei Kinit Her, band neofolk americana con cui Ruby aveva già collaborato nello splendido Vedic Hymns.

Il brano Winter Dawn apre il lavoro, con Ruby che echeggia un cupo cantato dark a metà tra Nick Cave e Scott Walker, con morbide atmosfere gotiche e violini che emergono dal buio prima dell’arrivo di Feral Love, brano dove l’elettronica monta progressivamente con una drum machine che si agita tra clangori metallici in lontananza. Ad un cantato gutturale e straniante si sovrappongono le tastiere suonate da Edmund Xavier (già collaboratore di Ruby negli Horrid Red e membro dei Teenage Panzerkorps) e le urla strazianti in delay di Ruby immerse in sprazzi di luce idilliaca e psichedelica, prima di riaffondare di nuovo nel buio con la successiva The Hierophant. Nel brano che dà il nome all’album assistiamo ad un contrasto tra il cantato demoniaco di Ruby e i morbidi violini che emergono dallo sfondo. Percussioni implacabili lasciano il campo ad una deriva psichedelica tra suoni di campane, musica concreta e suggestioni kraut. La capacità di attraversare generi e sonorità diverse pur rimanendo ancora ad un proprio immaginario e ad una propria visione personale è sicuramente una delle caratteristiche che nel corso degli anni ci hanno fatto apprezzare Burial Hex.

Il lato B del vinile presenta solo due brani: l’atmosferica Never Dying e l’apocalittica The Most Foolish Son Is Always the Oldest One di quasi quindici minuti di durata; tanto basta a confermare l’eccellenza di questo lavoro. Never Dying è un brano struggente in cui la voce di Ruby muta ancora e sussurra accompagnata da un pianoforte e da sonorità post-industriali che ricordano i migliori Coil. In The Most Foolish Son Is Always the Oldest One, Burial Hex veste di nuovo i panni di un Nick Cave che si muove tra violini e drum machines sull’orlo di un’apocalisse imminente.

La Shadow Session del lavoro rilegge il tutto in chiave post-dub (Final Love / Feral Love Dub), industrial/dark ambient (The Hierophant / Sacrificial Star Remix e Never Dying Death / After Poetry Remix) e techno industrial con divagazioni etniche e morriconiane (The Most Foolish Son Is Always The Oldest One / Burial Hex Fool Me Once Remix). Le tracce digitali completano il lavoro con efficacia ed eleganza, a dimostrazione del talento e dell’eclettismo del musicista americano, che riesce a cimentarsi con la materia elettronica con uno sguardo notevolmente a fuoco e preveggente. Segnalazione d’obbligo: in rete era presente anche un buon remix di Winter Dawn ad opera di un Perc particolarmente in forma.

Anche la grafica del lavoro a cura di Kevin Gan Yuen è eccellente. All’interno del gatefold del disco leggiamo una frase che possiamo considerare il testamento spirituale di Burial Hex: “With Faith Alone/ We Fight Alone/ And Die Alone/ With This Final Love“. La cover mostra la foto scattata da Bernat Armangue di un toro sconfitto e abbattuto, probabilmente trascinato via dalle zampe. L’animale ha lasciato a terra una scia di sangue su cui campeggiano in oro il nome dell’artista e il titolo dell’album. Un’immagine emblematica per tutti gli appassionati di storia delle religioni e di mitologia, come lo stesso Clay Ruby. Si tratta, molto probabilmente, di un riferimento a Mitra e alla Tauroctonia. L’uccisione del toro rappresenta il controllo di Mitra (importante divinità indoariana/zoroastriana, nonché Dio ellenistico romano) sulla precessione degli equinozi e quindi sul trascorrere del tempo e delle stagioni. Che sia un riferimento a una possibile fine e alla nascita di un nuovo ciclo per Clay Ruby? La nascita di un “nuovo sole” per cui lottare e morire ancora? Solo il tempo potrà dircelo…

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