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7.3

Come lo descrivi un disco così. Impossibile. In un eccesso di sconforto uno potrebbe addirittura arrivare a chiedersi se servirà davvero a qualcosa, in tempi di ascolti “liquidi”, se farà proseliti, se aprirà una via; o se piuttosto resterà confinato alla sempre più esigua nicchia di cultori. Ludico, lisergico, sovversivo, cibernetico, corrosivo, radioattivo. Ma anche radicale, anarchico, nichilista, caotico, abbagliante, fluo. Ce ne sarebbero di aggettivi calzanti per Next Big Niente, sesta fatica in studio dei Bud Spencer Blues Explosion. Del resto parliamo dell’«elogio del Niente come catarsi liberatoria di fronte a un asfissiante Tutto, eterno meccanismo di reclusione». Un Tutto come nuova religione che concepisce dogmi e costruisce totem sostituendoli a quelli secolari.

Possibile che i BSBE saranno ricordati; possibilissimo che sia in primis per questa nuova fatica, forte candidata a zenit della loro discografia. Raccolta di brani che si fa fatica a definire. Stramba è dire il minimo. La destrutturazione fatta album di dieci solchi. Cinque pezzi strumentali e cinque col cantato (si fa per dire). E 5 è numero ricorrente se è vero, come è vero, che il lavoro arriva a un lustro da Vivi muori blues ripeti, ultima uscita lunga, e che 5 sono stati anche gli estratti ad anticiparne l’uscita, variamente pescati tra quelli con e senza parte vocale. Che poi vocale è un parolone. Quella che in teoria sarebbe la voce è sempre affogata in una coltre di loop impazziti e tintinii da flipper andato in tilt. Un videogioco rétro giocato su una console dalla scheda video imputridita che fa spixellare lo schermo a intervalli irregolari ma frequenti, meravigliosamente snervanti. Immaginate i Butthole Surfers meno scoreggioni e più oxfordiani (chi ha detto Radiohead?); oppure i Battles meno matematici e più sgrammaticati.

C’era da aspettarselo che la prossima dei BSBE sarebbe stata grossa. Tutto tutto, niente niente. Per Adriano Viterbini e Cesare Petulicchio il Tutto è il bombardamento di contenuti a cui siamo quotidianamente sottoposti; di converso il Niente è il raccoglimento nella riflessione, come quando non c’erano i social e potevi fermarti a pensare. E devono aver pensato molto, loro, a questo giro, anche se poi suona tutto molto istantaneo, imprevedibile. E positivo: non si piangono addosso, i due musicisti romani, non sono cupi, pesanti, disillusi, bensì aperti, propositivi e curiosi – come ci hanno spiegato nell’intervista realizzata a margine – verso le nuove forme di distribuzione/fruizione musicale ma allo stesso tempo affezionati al passato, rilasciando singoli a coppia (i primi quattro) come fossero lato A e B dei vecchi 45 giri.

Probabilmente questo è il loro capitolo più estremo, sfasato, psicotico, ma sembra scritto di getto benché frutto di continui ritocchi figli non di persistente arrovellamento della valvola pineale ma di una pregnanza di idee come mai prima d’ora. Un’equazione per aggiunte, un trip psichedelico dalle traiettorie sghembe, inaspettate. Vandalizzata, per non dire stuprata, la forma canzone. Non a caso il primo singolo è stato Vandali, scarabocchio imbottito di ogni tipo di stranezza. Next Big Niente appare come l’opposto degli odierni, imperanti opportunismo, superficialità, infantilismo; sputa sul mondo dei talent, del Tutto e subito, del consenso facile, dei soloni montati sul carro del pop che ci spiegano che la merda è bona. È maleducato, verace, sboccato (se solo si capissero le parole), però allo stesso tempo solare e raffinato di una sua ricercatezza tutta particolare, unica. Oltre il muro del tuono.

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