Recensioni

Arrivati alla quinta prova sulla lunga distanza, i Bud Spencer Blues Explosion – duo composto dal chitarrista Adriano Viterbini e dal batterista Cesare Petulicchio – hanno dato alla luce il loro album più anarchico e sperimentale. Uscito a cinque anni di distanza da Vivi Muori Blues Ripeti, Next Big Niente è composto da dieci brani, di cui ben cinque strumentali, in cui la matrice blues è solamente il punto di partenza per approdare ad una materia sonora decisamente più inclassificabile e fluida. In cui convivono coerentemente texture abrasive di sintetizzatore (Insyntesi), virate verso la musica africana (Medioriente) e cavalcate in cui a rubare la scena è la sei corde di Viterbini distorta all’inverosimile (Vandali). Se c’è una caratteristica che accomuna le composizioni è sicuramente la libertà creativa con la quale il duo affronta la fase di scrittura, abbandonando definitivamente la forma canzone più tradizionale in favore di deviazioni inattese e inaspettate che sanno certamente come stupire l’ascoltatore.
La curiosità attorno all’esecuzione dal vivo del nuovo materiale è tanta: a confermarlo ci pensano i numerosi presenti che hanno contribuito al raggiungimento del tutto esaurito per la data al Monk di Roma del ventuno dicembre, a pochi mesi di distanza dall’ottima performance prima dei Verdena allo Spring Attitude. Giusto qualche minuto di ritardo dovuto al malfunzionamento del proiettore utilizzato per dipingere cascate psichedeliche alle spalle dei musicisti ed è tutto pronto. Proprio come allora le danze vengono aperte dalla cover di Hey Boy Hey Girl dei Chemical Brothers, un’esplosiva trasposizione in chiave elettrica del brano del 1999. La deriva techno dell’apertura viene estremizzata in Here I Am – un altro estratto dal loro disco di debutto – prima di lasciare spazio al riffing di matrice blues di Giocattoli da D.O.I.T., seguito a stretto giro dai taglienti fraseggi di chitarra slide di E Tu?. A Stranidei e alle sue sfumature sintetiche tocca invece il compito il traghettare gli spettatori verso l’imprevedibile amalgama sonora dove tutto è possibile di Next Big Niente.
Il sound della chitarra di Viterbini, nel frattempo, assume le sembianze più disparate, tramutandosi addirittura in un sassofono e in un flauto grazie agli innumerevoli effetti a pedale, tra i quali figura anche il famigerato Korg Miku. La voce sintetica della vocaloid Hatsune Miku, ibridata a scariche di fuzz, si staglia nell’omonimo pezzo, una sorta di afrobeat allucinato che più che all’Africa sembra guardare al Sol Levante. Non mancano, però, neppure i rimandi alla musica subsahariana, come si ascolta in Medioriente: d’altronde il chitarrista ha fatto di questo suono il marchio di fabbrica degli I Hate My Village, band in cui milita assieme a Fabio Rondanini dei Calibro 35 e Alberto Ferrari dei sopracitati Verdena, oltre che aver collaborato con Bombino. Il musicista romano decostruisce dunque l’approccio più tradizionalista del blues à la Hendrix, contaminandolo con innovazioni quali l’utilizzo di killswitch, delay in reverse e sferzate di whammy, dando vita ad un suono di stampo massimalista estremamente personale e unico. È un piacere osservarlo sul palco mentre cerca di addomesticare le numerose pedaliere che lo circondano.
Dopo la parentesi dedicata ai brani estratti dall’ultimo disco in studio – oltre che alla cover di Esci Piano di Alex Britti e ad Hamburger da D.O.I.T. – il duo concede un lungo encore. Mi Sento Come Se diventa l’occasione per un dilatato finale in cui domina l’improvvisazione, utilizzando il brano solamente come un canovaccio sul quale stratificare variazioni sul tema e gli ultimi assoli. D’altronde, anche le altre canzoni precedentemente eseguite non hanno seguito pedissequamente le strutture delle loro controparti in studio, espandendole ed aprendosi all’estemporaneità dell’esecuzione dal vivo. Dimostrando, in questi densi novanta minuti, l’estrema versatilità del duo, così come la collaudata chimica che può vantare di avere solo chi suona insieme da più di quindici anni come Adriano e Cesare.
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