Recensioni
The Brian Jonestown Massacre
The Future Is Your Past
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Stefano Pifferi
- 24 Febbraio 2023

Sinceramente ci siamo persi per strada quel fantastico dropout che risponde al nome di Anton Newcombe. Troppo irregolare e anarchico, troppo prolifico (cosa questa che ultimamente sembra più una medaglia che un problema) e troppo dispersivo per stargli dietro, nonostante alla fin fine sia sempre una sorta di garanzia di qualità, manco fosse un bollino di qualche istituzione che certifica la validità di un prodotto.
Diciamo che forse Newcombe avrebbe bisogno di un mentore, di un produttore di quelli vecchio stampo, di qualcuno insomma che lo consigli o che lo guidi non facendogli prendere quelle decisioni di pancia che spesso ne hanno bloccato o rallentato la notorietà. Sempre ammesso e non concesso che a Newcombe freghi qualcosa della notorietà, dato che la sensazione è sempre quella di un – repetita iuvant – fantastico dropout chiuso nel suo mondo fatto di trip personali e capacità compositive ben al di sopra della norma che ne hanno fatto il personaggio che è.
Questo The Future Is Your Past è l’emblema di quello che provavamo a dire: un gran bel disco di canzoni psych-pop-jangle fuzzate, catchy, melodiche e malinconiche in cui, nonostante una delle copertine più brutte da quando l’uomo inventò la grafica, gli eccessi o i deragliamenti sono ridotti all’osso. Come se – repetita iuvant, parte due – qualcuno si sia messo lì, sulle spalle di Newcombe come un novello grillo parlante, e gli abbia suggerito quando fermarsi, cosa inserire nel disco, cosa scartare. I Velvet, gli Stones, la nuova psichedelia à la Black Angels, il jangle-pop, l’immaginario delle C-(numero a caso), i rimasugli della summer of love, i sixties più oscuri; se conoscete il più inglese dei musicisti americani o il meno americano degli stessi avrete già in mente quel particolare blend di umori che la sigla è solita infilare nei propri dischi senza preoccuparsi di sbalzi di atmosfere o coerenze interne.
E infatti è tutto valido nell’universo iridescente e privo di regole di BJM, la nenia psichomalinconica di Fudge come il vortice velvettiano di The Light Is About To Change, i Beatles incupiti e a 78 giri di Cross Eyed Gods come il rovescio oscuro della summer of love di Do Rainbows Have Ends, al punto che con questo The Future Is Your Past Newcombe ha tirato fuori un piccolo gioiellino, l’ennesimo di una carriera trentennale (di cui questo disco è il numero venti), che probabilmente passerà sotto silenzio. Come se a quel fantastico dropout di Newcombe fregasse poi qualcosa.
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