Recensioni

Sempre elaborato lungo l’asse della psichedelia chitarristica più o meno ruvida e/o sognante come da tradizione, il nuovo lavoro del progetto di Anton Newcombe – sono della partita il sodale old school Ricky Maymi e le new entry Constantine Karlis, Ryan Van Kriedt e Joachim Alhund dei limitrofi (per suoni e etichetta) Les Big Byrd – si va via via allontanando della intemperie del passato – leggi suono eroinomane e autoreferenziale – per avvicinarsi ad una visione musicale più piana e intelligibile.
Come se volesse proseguire lungo un percorso iniziato con il precedente Aufheben, Revelation – anche qui nomen omen su ciò che si cela all’interno – allarga lo spettro delle possibilità includendo nuovi elementi nell’abbecedario made in BJM. Questa screziatura però non sembra mantenere alta la bandiera per l’intera durata del lavoro e se sull’asse delle ascisse regna sovrana la psichedelia – le minuterie kosmische-rock compresse come in What You Isn’t, l’intimismo drogato di Nightbird, la narcolessia desertica di Days, Weeks And Months, lo sfattume sixties di Unknown o quello umorale di Memory Camp – su quello delle (dis)ordinate si vanno a sovrapporre bislacchi folk medievali (Second Sighting), aperture weird quasi à la Beta Band (la trombetta storta di Vad Hande Med Dem?), riesumazioni goth-pop à la Cure decisamente prescindibili (Food For Clouds), inserti electro-etno-psych sotto anfetamina che sembrano outtakes fuori tempo massimo dalla colonna sonora di “24 Hour Party People” (Memorymix) e una conclusiva Goodbye (Butterfly) sinceramente imbarazzante tra coretti e psych-rock diluito.
Si sarà capito che se non si può parlare di passo falso, Revelation rimane comunque un disco malamente equilibrato tra ripetizione del trademark e tentativi di innovazione. Rimandato a settembre.
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