Recensioni

Il nuovo Bloody Vinyl di Dj Slait, ancor più che il Machete Mixtape 4, è esemplificativo del nuovo corso Machete. Questa volta Slait si affianca per tutto il reparto produttivo ad altri tre nomi: il sodale Low Kidd e i due giovani virgulti ormai coccolati da un po’ e ampiamente avviati sulla rampa di lancio Tha Supreme e Young Miles. Ecco allora 15 tracce dove anche sul lato ospitate si spazia da un usato garantito (Fibra, Jake, Guè, Coez, Salmo, Hell Raton) a tutta la nuova scuderia della crew sarda e non solo (Dani Faiv, Lazza, Taxi B, Massimo Pericolo, Mara Sattei, Madame, ecc). L’intento è chiaro: accontentare un po’ tutti, dai nostalgici ai più giovani, e soprattutto fare il botto su Spotify prezzemolando feat. a più non posso. Il risultato è un pacchettino di gelatine tutti i gusti più uno che alla fine lascia comunque affamati.
MACHETE SATELLITE è un bignami esemplificativo di tutto ciò che non funziona: c’è Salmo che sbraita travestendosi da Taxi B, c’è Greg Willen che appiccica un beat-twist in coda che pare di sentire gli Infected Mushrooms di dieci anni fa, e c’è Taxi B (quello vero). Di contro, la successiva X 1 MEX condensa tutto quello che di Tha Supreme funziona: melodie fluttuanti e mai banali e un linguaggio tutto suo (che poi può piacere o meno), tra inglesismi e neologismi. Si conferma anche quella che è la lettura personale da parte di chi scrive del fenomeno Tha Supreme: il ragazzo è bravissimo, ma al secondo pezzo consecutivo ha già fatto due palle così. Tornando al pezzo, qui la produzione registra un ulteriore conferma del recente legame tra new wave hh e dance anni ’90 da cestone Autogrill: dall’ultimo Achille Lauro alla suoneria per tredicenni Auto Blu di Shiva (siamo sempre dalle parti degli Eiffel 65), un-due house e synth comprati al supermercato.
E ricordiamolo una volta di più con il solito discorso da vecchiazzi: tamarrate simili possono risultare nuove e innovative solo in Italia, mentre nel resto del mondo sono già vecchie di diversi anni. Eppure è una carta che ultimamente nel giro Machete si gioca sempre più spesso (da Ho Paura Di Uscire di Salmo ad altri episodi presenti in questa scaletta, tipo GREVE con Madman). In generale, a livello produttivo tutto il disco è sempre più che altro nelle mani di Tha Supreme, o almeno questa è la sensazione che resta maggiormente nelle orecchie, e sulla lunga distanza, come detto prima, non è detto che sia un bene.
Poi ci sono divertissement che riescono a strappare un sorriso, come una STUDIOMOB che campiona la sigla iniziale di Studio Aperto, c’è il solito pezzo lagna da dedicare alla tipa con Coez che si lamenta malinconico (ALTALENE), e il solito tandem tra pezzi da 90 da vendere ai nostalgici: vedi 5G con Fibra e Jake, che si limitano a sciorinare le solite due-tre cazzate da grossi; «non facciamo show qua nessuno fa finta / come quando esci troppo tardi e finisce che è incinta» l’apice qualitativo, ed è tutto dire. Che dire? Passeremo per i soliti inguaribili nostalgici vegliardi, ma forse i Blood Vinyl erano meglio quando ci si trovava sopra gente come En?gma e Claver Gold. Insomma, quando l’obiettivo della Machete non era (almeno in primis) colonizzare lo streaming musicale.
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