Recensioni

Torna Nitro a due anni da quel No Comment che su queste pagine avevamo promosso senza grandi riserve. GarbAge arriva in coda a un periodo di auto-reclusione domestica con uscite centellinate, con le collaborazioni esterne presenti mai gratuite, ma sempre sentite e cercate. Nitro continua a fare quello che sa, rappando di tutto e un po’ con l’occhio (e la pancia) sempre urgentemente puntato sulle contraddizioni tra essere e apparire nei moderni costumi. Alla gogna la ricerca di hype, le pose, la vacuità da social e tutto il corredo di paraculsimi a seguire, a favore di un rapping sanguigno e – come d’abitudine – sempre figlio di tutta una serie di ascolti metal targati anni ’90: crossover tra System of a Down e magari Linkin Park, Korn e RATM, sulla scorta di un Salmo un po’ più vintage rispetto a quello degli ultimi tempi.
Se la penna di Nitro si conferma più che buona e capace di regalare punchlines gustose («Vorrei una moglie svizzera / Come i conti correnti della Cambridge Analytica»), le novità principali arrivano in sede di produzione. La palette è veramente ampia e variegata, e si spazia alla grande senza che il tutto risulti discontinuo o raffazzonato. Insomma, l’effetto “minestrone” dell’ultimo Ghali – giusto per fare un esempio recente – non è mai dietro l’angolo. Ci sono i pezzi dritti e cattivi as expected (da Cicatrici e tirate rockiste come Avvoltoi con uno spento Fabri Fibra) ma anche episodi inediti; vedi ad esempio le morbide chitarre funk di Saturno o l’innocuo divertissement brasileiro Gostoso. I momenti migliori sono quelli dove fa capolino il campionamento d’autore: MURDAMURDAMURDA recupera la seminale La Ragione e L’Odio di Lou X, ovvero quando in Italia non avevamo nulla da invidiare ai Cypress Hill, mentre Cicatrici rimaneggia Heart Shaped Box dei Nirvana.
Qualche passo falso qua e là purtroppo non manca: RAP SHIT dimostra, con il suo ritornello orientaleggiante, qual è il rischio principale del fenomeno Tha Supreme, che qui si autoplagia stancamente; ancora, Blood spreca una produzione epica con un ritornello veramente scarso cantato da Doll Kill («Dollari sporchi di blood / Voglio più soldi che pare / Sono crazy, sono dope / Devo tenere il control»). Si tratta comunque di piccole sbavature che non inficiano un lavoro nel complesso molto buono. La conclusiva Libellule, highlight del disco a livello di scrittura, dimostra concretamente anche la possibilità di Nitro di elevare ulteriormente la sua penna nel saper firmare anche pezzi introspettivi di qualità. Insomma, nulla di nuovo sotto il sole, ma dischi così servono sempre.
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