Recensioni

Black Thought è sempre stato per tutti anzitutto il frontman e principale MC del collettivo The Roots. In questa prima prova da solista, prodotta da un’altra leggenda come 9th Wonder, lascia però completamente da parte le atmosfere morbidamente jazzate e pregne di soulness del suo gruppo madre per abbracciare un qualcosa di più spiccatamente personale. È difficile trovare in queste cinque tracce echi di qualsiasi altra cosa fatta a nome The Roots in precedenza, e va benissimo così.
La ricetta funziona, senza grandi variazioni, più o meno in questo modo: 9th Wonder procura il beat figo di turno, e Black Thought ci rappa sopra. Fine. In questo senso il titolo della (breve) raccolta è perfettamente indicativo: si tratta di streams of consciousness spittati con aggressività e fondamentalmente free form, senza curarsi troppo di una canonica segmentazione da strofa/ritornello. Quindi ecco beat dallo smalto boom-bap, campionamenti soul e funk choppati a dovere, eccetera. La voce è pesante, potente, scattante, cattiva e bellicosa, e sciorina una serie di freestyle tecnicamente alla portata di pochi. Ricorda un pugile pronto a suonarle all’avversario: ogni barra è un fendente, ogni pausa una schivata. «I’m electrical voltage, not the regular dosage / Too obsessive compulsive, I’m a fuckin’ explosive / Mixed message in a bottle, I left with the postman / I’m that arachnophobia, black petroleum / Ceremoniously holy when at the podium / Even though it’s hotter than weapons-grade plutonium / The people tryna check for the return of the Ichiban». Eh?
Se c’è un Volume 2 in giro, speriamo esca prima possibile. Vanno anche bene gli «skrr» e gli «eskere», ma quando c’è da fare sul serio, è di vecchi leoni così in forma che c’è un gran bisogno.
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