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7.5

Si stagliano con violenza dal nero, i fiori appassiti sulla copertina del sesto album dei BIG | BRAVE, il primo sotto Thrill Jockey, che descrivono il tutto così: «È violento e terribile. È schiacciante e allarmante». E ancora: «È catastrofico e scoraggiante». nature morte, in realtà espressione declinata al singolare dalla lingua francese, fa seguito alla spiazzante collaborazione folk con The Body per Leaving None But Small Birds, fondamentale nel fornire adesso ispirazione, e al precedente lavoro in proprio, Vital del 2021. La formazione attuale, immersa più che mai in una purificante decadenza, è costituita sempre da Robin Wattie (voce, chitarra), Mathieu Ball (chitarra) – fondatori del progetto – e Tasy Hudson (batteria).

Le sei tracce in scaletta si estendono spesso in vere e proprie elegie heavy, a oltrepassare in vari casi i nove giri di orologio cadauno, ma la dilatazione non è una novità da queste parti, all’incrocio fra ambient, metal sperimentale e avant post-rock. Non ci sono infatti limiti a una ferocia che si propaga tra elettricità, droni e cantati strazianti, diramandosi, serpeggiando in innumerevoli direzioni, tagliante e distorta, densa e minimale, ottundente e atmosferica. Ogni cosa veleggia tra fragile intimismo e rabbiosa aggressività, silenzio e rumore, speranza – my hope renders me a fool, il titolo emblematico dell’unico brano del tutto strumentale in scaletta, una romantica rinascita dai feedback  – e trauma.

Il trio canadese rende suono il fascino nobile di tutto ciò che, inesorabilmente, avvizzisce, attaccato dallo scorrere del tempo e dalle intemperie del destino. Lo ha fatto registrando per la maggior parte in presa diretta, ancora una volta sotto alla supervisione di Seth Manchester. L’oscurità reclama l’ascoltatore, letteralmente, sin dalla carvers, farriers and knaves d’apertura. Addentrarsi in nature morte significa addentarsi nel dolore, al centro di the fable of subjugation, emblema della «sottomissione della femminilità in tutte le sue pluralità» a opera della prevaricante e manipolatoria entità-uomo. Perché Wattie, se in Vital affrontava la questione razziale, prosegue a farsi medium per coloro i cui diritti sono messi più a repentaglio.

Il sipario cala con the ten of swords, l’episodio più conciso e radioso del lotto, a simboleggiare la concentrazione di ogni male, ma anche la separazione finale e la luce di risalita dopo aver toccato coraggiosamente il fondo.

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