Recensioni

L’heavy metal dei BIG | BRAVE risente da sempre delle loro coordinate geografiche. La band, infatti, proviene da Montreal, Canada, ed è attualmente stabile nella line-up a tre con Robin Wattie, Mathieu Ball – fondatori del progetto – e Tasy Hudson. Da una parte l’aggressività, divenuta via via più rumorosa rispetto agli albori, si intreccia così in maniera naturale con le strutture dilatate e spesso in crescendo tipiche del post-rock, quello portato avanti in zona dai vari Godspeed You! Black Emperor e Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra (e infatti Efrim Menuck ha per esempio curato le incisioni di Au De La del 2015, mentre Thierry Amar ha partecipato ai più recenti lavori in studio, i precedenti Ardor e A Gaze Among Them) – un approccio neppure tanto distante da quello adottato dagli ultimi Esben And The Witch, aggiungeremmo. Dall’altra, la tendenza verso la sperimentazione ha spinto con convinzione all’aderenza al minimalismo, anche nell’ideazione dei dischi. Tanto che Vital, già il quinto album, registrato di nuovo da Seth Manchester agli studi Machines with Magnets di Rhode Island, è costituito ancora una volta da appena cinque brani, quattro dei quali molto estesi e uno più compatto posizionato esattamente al centro.
Vital è un corpo che, dentro, riflette, mentre, fuori, si muove con dinamismo. L’iniziale Abating The Incarnation Of Matter si trascina con ritmiche ottundenti e sofferenza di fondo, espressa dalla riot voce lancinante di Wattie, cercando di prendere subito le distanze dalle gabbie della materia e relative classificazioni. Il concept dietro all’opera, mai monocorde o pretenzioso anche perché essenziale persino nell’uso delle parole, è espresso bene dalla successiva Half Breed, numero di pieni e vuoti con parole tratte da un saggio di Alexander Chee dedicate alla cancellazione e alla banalizzazione della discriminazione verso le persone di razza mista, come lo sono appunto Chee e Wattie. Gli otto e passa minuti si fanno carico di riflessioni sociopolitiche di peso: «[Il] modello per la storia dei mezzosangue [è] nascosto in ogni cultura; storicamente non ci sono concessi né i privilegi della classe dirigente né la comunità di coloro che sono governati. Per ogni lato che ci rinnega, rappresentiamo tutto ciò che l’altro non ha. Sopravviviamo solo se siamo valutati, e siamo valutati solo per la forza, o la bellezza, a volte per l’intelligenza o l’astuzia». Temi che si pongono parzialmente in linea con il doom strumentale contro il colonialismo bianco del duo Divide And Dissolve, questo stesso anno di ritorno con l’ottimo Gas Lit.
La più eterea e concisa Wited, Still And All…, alla quale accennavamo prima, riguarda il bisogno di trovare una propria appartenenza individuale, alla quale si collega immediatamente Of This Ilk, una vera e propria epopea dapprima cantata – «I can’t be you. I’ll never be you» suona più come una rivendicazione che un rimpianto – e, dopo una breve pausa, esplosiva in un liberatorio tripudio di cacofonia elettrica, sino alla dissolvenza finale. Perché è la continua alternanza fra “piano”, claustrofobico e minaccioso, e “fortissimo”, espressione di potenza muscolare e riaffermazione del proprio essere, che contraddistingue la musica ardimentosa dei BIG | BRAVE, dissonante come le ossa che cozzano eppure sanguigna nella sua esigenza di comunicazione. La conclusiva title track mette il punto su ogni questione razziale o di genere: «In any convincing way, you cannot erase the essence of a soul».
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