Recensioni

7.4

Qualche anno fa considerati paladini del modern shoegaze, i bdrmm non hanno mai avuto paura di mutare pelle. Se il debutto li collocava saldamente nell’universo shoegaze, evocando paragoni con Ride e Swervedriver, con I Don’t Know il quartetto di Hull ha aperto il proprio sguardo verso traiettorie elettroniche più ambiziose. Questo Microtonic, uscito per Rock Action (già il cambio etichetta verso circuiti Mogwai-ani ci deve far riflettere), non fa che confermarne la continua metamorfosi: un album stratificato, che spinge il pedale sulle tessiture elettroniche senza recidere del tutto il legame con le proprie radici.

Sin dall’apertura con Goit, scavando tra dark wave e techno, i bdrmm prendono una direzione più oscura e pulsante. La voce di Syd Minsky-Sargeant dei Working Men’s Club evoca immagini sinistre (“Distractions/Spasms/Terror/Death/It all happened”), un battito elettronico che si insinua in profondità, tratteggiando scenari ansiogeni e post-pandemici. L’anima elettronica del disco si fa evidente in John on the Ceiling, un equilibrio tra tensione e leggerezza, The Soft Moon e Boy Harsher, dove drum machine e synth sognanti costruiscono un’atmosfera straniante.

C’è una ricercatezza in Microtonic che va oltre l’uso delle tastiere e dei sintetizzatori. Un tour assieme a Daniel Avery li ha spinti ad abbracciare un suono più fluido e sfumato, con Trentemøller a suggerire snodi elettronici allo shoegaze (Snares) e i Bark Psychosis spazi ampi e cinematografici (In The Electric Field con Olivesque).

Microtonic, lo avrete capito, non si accontenta di un’unica direzione. Lo dimostra Infinity Peaking, dove l’incastro si fa più aspro, o al contrario nebuloso in Clarkycat o ancora catartico-romantico in Sat in the Heat. I colpi di coda sul finale vedono la band introdurre ritmi spezzati di area d’n’b (Lake Disappointment) e un proverbiale rilascio nel finale affidato a un requiem sintetico che ricorda il crooning del Grian Chatten solista (The Noose).

Ambizione, visione e un tocco di rotondità pop sepolto in molteplici atmosfere, ritmi e suggestioni, con Microtonic i bdrmm adottano inflessioni sintetiche squisitamente british attingendo da un parco influenze piuttosto trasparente. Ne esce un sound d’esperienza, elegante e ben cesellato. Forse più ponderato che mosso da urgenze particolari. Commenti a lato, di un disco senz’altro riuscito e, perlomeno nel suo campo d’azione, tra i migliori dell’anno.

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