Recensioni

Una delle massime socratiche più note è quel “So di non sapere” che abbiamo studiato al liceo e che oggi stampano sulle magliette per i turisti al Pireo. Il collegamento tra il maestro pensatore ateniese il titolo del nuovo disco dei BDRMM è del tutto arbitrario, sia chiaro, eppure a ben guardare ci sembra di trovare una qualche corrispondenza tra uno dei più alti insegnamenti della filosofia classica e il percorso che ha portato la band di Hull al secondo, importante capitolo della sua carriera. Perché chi crede di sapere non si pone domande e perciò rimane fermo, attingendo esclusivamente dalla propria memoria. La consapevolezza di non sapere è invece un invito a scoprire, a cercare, a imparare, ad andare oltre il conosciuto e l’ordinario. Ed è esattamente quello che hanno fatto i Nostri.
Acclamati artefici di quel Bedroom definito dalla stampa specializzata un modern shoegaze classic, i BDRMM hanno dovuto fare i conti con scontati quanto scomodi e logoranti parallelismi, che spaziavano dai Ride, ai Swervedriver, passando per Slowdive e My Bloody Valentine. Ma piuttosto che fare buon viso e capitalizzare su quei lusinghieri rimandi, reiterando la fascinazione per una parabola mai abbastanza celebrata della musica alternativa e provare magari ad affinare ulteriormente quel processo di attualizzazione e renaissance a beneficio delle nuove generazioni, hanno deciso di sparigliare le carte e tornare con un lavoro completamente nuovo.
Il riferimento più immediato, stavolta, è – per loro stessa ammissione – una perdurante passione per i Radiohead (a cui ci permettiamo di aggiungere più di un richiamo alla carriera solista di Thom Yorke e gli stessi The Smile). Ma c’è di più: le attitudini dilatate in stile Sigur Rós, ma anche e soprattutto la musica elettronica del catalogo Warp, da Aphex Twin a Squarepusher e Boards Of Canada.
In questo senso, l’episodio wannabe IDM che apre il disco, Alps, è una sorta di manifesto: col suo beat incalzante e i synth vorticosi, appare quasi del tutto sganciato dalla tracklist complessiva, ma serve a chiarire fin da subito una direzione completamente nuova, che abbraccia un caleidoscopio di suoni ben più vasto, capace di trascendere i rimandi consueti. Non mancano digressioni nella comfort zone guitar-rock, come in It’s Just a Bit Of Blood (un brano che già da un paio d’anni fa capolino nella scaletta live della band) o il limpidissimo shoegazing di We Fall Apart o Pulling Stiches, ma è impossibile non notare un complessivo sganciamento dalle sonorità degli esordi per abbracciare uno stile compositivo più stratificato ed eclettico.
La ricerca di uno spazio espressivo più ampio è stata probabilmente guidata anche e soprattutto dal cambio di etichetta: dopo un tour condiviso coi Mogwai, Stuart Braithwaite li ha messi sotto contratto con la Rock Action. Ma il risoluto cambio d’approccio stilistico non è stato né facile né immediato: i BDRMM hanno più volte raccontato di svariati cambi di producer, salvo poi riaffidarsi alle sapienti mani di Alex Greaves – lo stesso deus ex machina di Bedroom. Il ritorno ai The Nave Studios a Leeds, tuttavia, lungi dal significare la volontà di reiterare quanto già ampiamente dimostrato, soprattutto in termini di stratificazioni chitarristiche che erano state un po’ il marchio di fabbrica del debutto, ha portato i BDRMM a sperimentare territori assolutamente inediti, giocando a mettere in primo piano i loop elettronici e ad accantonare le distorsioni tradizionali. Emblema perfetto di questa sofisticata ingegneria di sottrazioni e innesti è Be Careful, altro brano-manifesto, tra i più notevoli dell’intera tracklist.
Accade così che nel provare e riprovare, procedendo per sfiancanti tentativi di disimparare e apprendere da capo, nello sperimentare fino a sfidarsi, i BDRMM abbiano finito col trovare una cifra compiutissima e convincente: una formula solida e ambiziosa, pregna di sapiente eclettismo, songwriting sicuro, gusto acutissimo e suoni ricercati. Il non sapere di cui sopra, a quanto pare, li ha portati lontano.
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