Recensioni

7.3

Per chi scrive, il debutto a nome East Man uscito lo scorso anno sempre per la benemerita Planet Mu, rimane tuttora uno dei dischi più rappresentativi del grime contemporaneo, tanto per la qualità artistica quanto per il valore sociale e comunitario, esplicitato dall’introduzione scritta dall’accademico black-british Paul Gilroy (e dal variegato gruppo di MC chiamato a contribuire): l’alias East Man non è però il principale pseudonimo dell’inglese Anthoney Hart, già attivo anche come Basic Rhythm, incarnazione con cui lo troviamo finalmente all’esordio ufficiale in questo 2019 dopo un paio di auto-produzioni rilasciate durante gli anni passati.

Red, White & Zero era un album che inseguiva con coerenza un ideale di solidarietà nelle strade di Londra ai tempi della Brexit: i beat erano minimali e metallici, i testi taglienti e costruttivi nonostante una costante sensazione di minaccia; il nuovo On The Threshold non ha invece le stesse ambizioni concettuali, e, pensato principalmente per i dj, si concentra maggiormente sulle varie tendenze dell’elettronica inglese più contaminata dalle spezie giamaicane e caraibiche (un titolo come Fi Di Gyal non sarebbe stato possibile altrimenti), muovendosi agilmente in quasi tre decenni di hardcore-continuum. Hart sembra aver introiettato specialmente le lezioni più recenti, dal riduzionismo introdotto dalla Different Circles di Mumdance e Logos (principalmente nelle due brevi compilation Weightless uscite tra il 2014 e il 2017) a quella versione haunt e tipicamente british dell’house sviluppata da Jam City prima e da Kingdom poi (esplicitate in una The Kru che sfiora soltanto, fortunatamente, l’evanescenza hd).

Dal soul frammentato di Yeah, I Like It all’ortodossia d’n’b di Slice Neck, dalla sensualità antigravitazionale di una I Want You sempre in bilico tra dubstep, wonky e soul alle atmosfere più rave-oriented di A New Consciusness ed Edge of Darkness, l’album riporta alla mente le parole di Simon Reynolds per introdurre i suoi sette saggi sull’hardcore-continuum: soprattutto quando il Nostro parla di «beat-science seeking the intersection between ‘fucked up’ and ‘groovy’» e «dark bass pressure», potrebbe tranquillamente descrivere proprio On The Threshold, un lavoro che nonostante le differenze (sottolineate cromaticamente dalle grafiche delle due copertine) quasi non sfigura di fronte al monolite Red, White & Zero, ma ne sviluppa un’alternativa meno riottosa e futurista, perfetta per ballare dopo tese giornate di rivoluzione.

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