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Che bombetta questo esordio del producer ed MC londinese Blay Vision: uno dei nomi più caldi e attesi al varco di questa gloriosa stagione grime, tra rinascimento (Wiley, Skepta) e innovazione (Stormy, Gaika, Mr. Mitch), arriva al debutto sulla lunga distanza sotto l’egida importante di un’etichetta che si dimostra sempre più centrale nelle evoluzioni contemporanee dei suoni elettronici, black ed urban, ovvero la Lit City Trax di J-Cush.
Londinese come ogni buon grimer che si rispetti (da Tottenham, Londra Nord), Blay Vision aveva seminato un paio di ottimi singoli nell’attesa di questo Turner Ave: These Guys, Skeen e l’ultimo Gone Mad (con il featuring di JME) anticipavano la poetica distorta del disco, con quel mix di climax minacciosi e campionamenti più soul-oriented che sono la vera firma del Nostro (come dimostrato anche nel beat-tape dello scorso anno, sempre per Lit City Trax, The Vision).
Se, almeno inizialmente, il disco pare abbeverarsi a fonti più vicine all’estetica HD tanto di moda attualmente, ben preso Blay Vision abbassa mediamente i BPM e, neppure troppo implicitamente, sceglie di omaggiare la storia stessa del genere grime ed i suoi principali artefici, rappresentati da Wiley (con il quale condivide anche alcune somiglianze vocali, oltre all’ormai esemplare flow ispido) e dal grande dimenticato (o meglio: rimosso) Dizzee Rascal: tornando dunque a quanto detto inizialmente sulla seconda grande giovinezza che sta vivendo il grime, l’esordio di Blay Vision si pone esattamente a metà tra le possibili coordinate, sfruttando tanto le trovate avanguardiste dei producer più giovani e contaminati, quanto quel gusto incazzoso, schizofrenico ed essenziale capace di ricollegarsi genuinamente alla potenza creativa e rivoluzionaria delle origini.
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