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Sono passati due anni da Âlem, l’ultima prova sulla lunga distanza degli Altin Gün. Il distanziamento sociale imposto dalla pandemia è un lontano ricordo e per gli alfieri internazionali del funk anatolico è tempo di abbandonare l’home recording per un approccio compositivo live in studio. Un ritorno alle origini che è alla base di una rinnovata freschezza compositiva.

Aşk, che significa “amore” in turco, è il quinto LP dei danesi, un retrofront rispetto alle avvolgenti trame sonore del recente passato. Ai sintetizzatori analogici e alle ritmiche ipnotiche vengono preferite le atmosfere elettriche dei primi due lavori, On e Gece, caratterizzati da melodie microtonali di bağlama.

Le si ascolta in Rakıya Su Katamam e Leylim Ley, con la prima a reinterpretare un brano del teologo e scrittore turco Mustafa Öztürk (dove il basso carico di fuzz sostiene le acide melodie chitarristiche filtrate dal tagliente effetto wah-wah utilizzato da Erdinç Ecevit Yıldız) e la seconda ad assomigliare in tutto e per tutto ad un’esplosiva esibizione dal vivo della band.

In Güzelliğin On Para Etmez c’è inoltre spazio per trame acustiche e chitarre slide, come accade anche nel brano di apertura Badi Sabah Olmadan, mentre solo in Doktor Civanim, la traccia conclusiva, ritornano gli arpeggiatori e i pad di Yol e Âlem sostenuti da una sincopata base space disco. Parliamo di un immaginario sonoro coerente, nel quale i sintetizzatori arretrano, riducendosi il più delle volte a suonare assoli e melodie glidate come accade in Dere Geliyor.

Le nuove canzoni, come da tradizione, sono reinterpretazioni in chiave psych-rock di canzoni tipiche del folklore turco. Da lì l’eterogeneità di una proposta che spazia dalla tradizione della musica popolare, passando per la psichedelia moderna dei Tame Impala (per cui hanno aperto anche diverse date) fino ad arrivare anche all’acid folk e alla disco.

Aşk si pone qualitativamente al livello dei primi lavori del gruppo, non sfigurando neppure davanti a Gece, da molti considerato la prova più riuscita. Una buona conferma di una formula oramai consolidata che si rinnova in dieci trascinanti composizioni. Il prodotto di una band che ha ritrovato la gioia di suonare nella stessa stanza.

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