Recensioni

«An entrancing drone experience» la definisce la presentazione, e in effetti Sonic Boom (Spacemen 3), Etienne Jaumet (Zombie Zombie) e Celine Wadier (maestra di canto dhrupad e di tanpura) che si uniscono per celebrare la musica infinita del padrino americano sembrano attuare un sabba che (rac)chiude almeno un quarantennio abbondante di musiche off. Esattamente quelle su cui La Monte Young ha influito – da John Cale e Velvet Underground sino agli Spacemen 3 di Sonic Boom, giusto per tenersi molto stretti – una volta divenuto tramite, sorta di portale spazio-temporale vivente, tra la tradizione microtonale dei raga indiani e le avanguardie più spinte e curiose (e drogate, ça va sans dire) delle musiche occidentali.
In questo omaggio, concepito come parte integrate dei festeggiamenti per il cinquantennale dei Velvet Underground celebrato a Parigi nel 2016 e registrato live al Teatro Maria Matos di Lisbona lo scorso settembre, i tre elaborano un mantra estatico in tre movimenti ovviamente molto lunghi e sospesi, quasi eterei o immateriali, indubbiamente “entrancing”. Dopotutto l’ambizione di La Monte Young era arrivare a una musica che non avesse limiti temporali, continua, infinita appunto, e i tre omaggiano alla perfezione il maestro dimostrando di essersi calati totalmente nel mood. Synth analogici, elettronica manipolata, tanpura, sax e voci formano un blend armonico che, più che un invito alla meditazione, è un incitamento a perdersi nei meandri più oscuri della mente umana finalizzato all’allargamento della percezione e della consapevolezza. Perdersi non fu mai così cullante.
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