Recensioni
A Hawk And A Hacksaw
You Have Already Gone To The Other World
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Edoardo Bridda
- 17 Aprile 2013

A distanza di due anni da Cervantine, primo album pubblicato sulla personale DM Dupli-cation che aveva altresì segnato per la coppia un ritorno a casa, ad Albuquerque, dopo anni d’immersione nel folkclore dell’Est europa e balcani, per Jeremy Barnes e Heather Trost il passo successivo è rituffarsi in una splendida ossessione fatta di musiche rumene, ungheresi e ucraine, alla luce di una pellicola che ha marchiato a fuoco la cinematografia degli anni Cinquanta e Sessanta.
Inciso sempre nel New Mexico e ispirato dal lungometraggio dell’indimenticato regista Sergej Paradzanov Shadows Of Forgotten Anchestors – ovvero Le ombre degli avi dimenticati – You Have Already Gone To The Other World riprende fin dal titolo (una frase chiave del film) le suggestioni ma anche i dialoghi del capolavoro del cineasta ucraino. Una pellicola psichedelica prima dell’età psichedelica, magica e fatalista, fondamentale e influentissima per le successive opere di colossi come Alejandro Jodorowsky, Carmelo Bene, Jean-Luc Godard e, non ultimo, Federico Fellini, noto fan del regista.
Il film Shadows Of Forgotten Anchestors doveva essere un’analisi antropologica del popolo russo. In verità, si risolse, non senza grossi problemi (all’epoca) per il regista, in un’indagine sull’animo umano, e dunque sull’amore. Ed è quest’ultimo aspetto – traslato come storia d’amore tra la coppia e l’Est – a prevalere in un album non altrettanto visionario ma, di fatto, mimetico nella ricomposizione delle musiche originali. Un viaggio nell’altro da sé temporale e culturale, dove la tradizione rivive sotto una sottile grana d’ancestrale e ritualistica magia.
Della bravura di Barnes e Trost come arrangiatori e reinventori delle suggestioni sonore dell’Est Europa tutto abbiamo più volte parlato. La forza di Cervantine risiedeva nell’amalgama di un ampio spettro di folk music non solo in orbita ex URSS; questa forza è ancora ben evidente nella traccia omonima e, in generale, nel trattamento delle percussioni (vedi anche Witch’s Theme e Hora Pa Bataie), salvo venir stemperata lungo la tracklist per assecondare le esigenze cinematografiche, alternando una buona dose di traditional a episodi maggiormente stranianti (Bury Me in the Clothes I was Married, Marikam, Marikam (Hungary), The Snow in Kryvorivnya, Oh Lord, St George).
Per intensità e arrangiamento, l’album rappresenta al meglio ciò che gli A Hawk And A Hawksaw sanno fare (Horses of Fire Rachenitsa), grazie soprattutto al tocco conciso di un John Dieterich dei Deerhoof che si è sostituito a Griffin Rodriguez nella produzione. Si dirà che è mancato il coraggio artistico che una pellicola come questa avrebbe potuto instillare ma, d’altro canto, riformulare e appropriarsi di una tradizione musicale restituisce all’ascoltatore il premio più ambito: un generoso spettro di dinamiche – scene d’azione, conviviali (Dance Melodies from Bihor County), suspence, fino al catartico finale (On the River Cheremosh) – e soluzioni strumentali (il piano e un sommesso drone nello sfondo di Nyisd Ki Rozasm, i campanacci Where No Horse Neighs And No Cow Flies…) per un indimenticabile viaggio, l’ennesimo tassello di una discografia marginalmente centrale.
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