Un weekend ricco di uscite italiane e internazionali, dove a distinguersi, innanzitutto, sono a diversi livelli le proposte femminili, e senza badare a confini. Sul lato cantautorale colto, con un occhio puntato alla musica da camera come alla classica, al folk come all’art rock, c’è Laura Loriga con il suo primo lavoro autografo dopo anni di lavoro con il moniker Mimes Of Wine di cui, di fatto, era deus ex machina. Il suo Vever, composto tra il 2018 e il 2019, a New York – TOP ALBUM da queste parti – è un disco che ritorna sulla quella “geografia delle anime” da sempre al centro dell’indagine dell’artista. Un’opera – e rubiamo le parole alla recensione di Antonello Comunale – dal sound ricco, denso, pieno di sfaccettature, dove le singole piste non naufragano nel livello generale, ma si distinguono e fanno risaltare la voce.
Sul lato del mainstream pop che sa farsi hyper senza perdere d’occhio né classifiche, né stardom, né il nostro interesse, ci sono Charli XCX e Rosalía, la prima già star planetaria, la seconda in procinto di esserlo (definitivamente). I dischi in questione sono CRASH e Motomami: il primo funziona come summa dei suoi anni ’10 dentro e fuori i circuiti di Pc Music, il secondo lavora ormai oltre i confini di partenza (il flamenco) per puntare a una latinità globale e proiettata sul futuro (HD). Dalle parti di Pitchfork si fanno delle domande: sarà appropriazione culturale quella della bianca spagnola? Il rischio ci sarà anche, eppure la ventottenne catalana non è affatto una conquistadora, anzi, prende il posto lasciato vacante da M.I.A., che è poi la grande desaparecida di questo mutato music business fatto di consapevolezze ed etiche differenti. Certo, dovessimo scegliere tra le produzioni figlie di una creatività mai del tutto pacificata, spigolosa e fuori dalle righe come quelle della srilankese e un Motomami troppo prodotto, mai veramente coraggioso e concertato assieme a co-writer e produttori (c’è anche El Guincho), avete già capito cosa sceglieremmo. Dicendo questo, però, non sottostimiamo né snobbiamo un lavoro con le sue quadrature come quello dell’artista catalana. E le ragioni le trovate esposte nella recensione di Mauro Bonomo.
Prima parlavamo di Vever di Loriga dimenticando di indicare due elementi: coralità e composizione. Oltre all’autrice c’è la compositrice, oltre al singolo ci sono le sinergie. Caratteristiche su cui punta Spiralis Aurea dell’instancabile Stefano Pilia. Un doppio album che trae anch’esso forza da un ricco parterre di collaboratori e altro TOP ALBUM da queste parti, per diversi motivi. Per densità e stratificazioni, innanzitutto. Anche qui, come in Vever, parliamo di un’opera che va decrittata suono per suono, passaggio dopo passaggio. Sono le parole di Stefano Pifferi che lo ha recensito. Rimaniamo sull’Italia per segnalare un altro buon disco – terzo TOP ALBUM della settimana – ovvero Light Figures dei Kick. Un album che unisce elementi ruvidi e altri più avvolgenti in quello che potrebbe essere definito idealmente “sweet noise”, uno stile tutto loro influenzato tanto dal trip hop quanto dalla no-wave newyorkese, dallo stoner e dal desert rock. Giocano con i contrasti Chiara Amalia Bernardini (voce, basso) e Nicola Mora (chitarre, piano elettrico, synth, campionatori), scrive Valentina Zona in sede di recensione.
Se il sopracitato duo insegue un sound che un po’ accarezza e un po’ schiaffeggia, Credendoti montagna di Nicolas Zullo, con la produzione di Alessandro Fiori, è qualcosa di piuttosto diverso eppure altrettanto imperdibile. Si tratta di un lavoro fanciullesco e psichedelico e, per dirla con Solventi, «uno scrigno di trepidazioni patafisiche e angosce tascabili». Altrettanto eccentrico ma frontale e rock è DPCM, l’esordio del piemontese classe 2000 Visconti. A produrlo c’è Giulio Ragno Favero (Teatro degli Orrori) e la title track fa esplicitamente il verso ai CCCP. E sempre su giovani proposte volutamente caotiche (in questo caso elettroniche e hyperpop) c’è Tutti ammassati senza affetto, il secondo album di Arssalendo, classe 1999 romano che ha esordito nel 2020 con Litania. In mezzo al mazzo ci mettiamo anche il languido indie soul di Generic Animal, che torna con Benevolent.
Passando a rap e hip hop, l’uscita italiana più strombazzata è quella di Fabri Fibra con CAOS, lanciata dal singolo – Propaganda – con il feat di Colapesce e Dimartino. Sul profilo internazionale invece Back In Black segna il ritorno dei decani Cypress Hill, che dicono addio al formato per dedicarsi d’ora in avanti alla produzione di singoli.
Last but not least, tornando sull’eccentrico dal taglio indie, Pictish Trail (al secolo Johnny Lynch) ritorna con Island Family, ovvero un disco realizzato in larga parte durante il ‘confino’ sulla sua isola di Eigg. A metà tra il rituale taoista e il Beltaine scozzese, siamo davanti alla celebrazione di un luogo sia fisico che spirituale: uno spunto di riflessione autentico sul sempre più complicato rapporto tra esseri umani e spazi naturali. Un album, scrive Stefano Capolongo, non facile né immediato, ma da spacchettare lentamente.
Sulle uscite antologiche o di raccolta di materiale inedito abbiamo Surrender: A Collection dei Suicide e In/Out/In dei Sonic Youth. Per l’elenco completo delle uscite del weekend vi rimandiamo, come sempre, alla nostra sezione weekly. Su Spotify trovate inoltre la nostra playlist settimanale.