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7.2

Si dice che il terzo disco sia quello della consacrazione, quello delle conferme, si dicono molte cose. insomma. In ogni caso Rosalía, già assurta a status di icona pop mondiale, non ha bisogno di alcuna consacrazione. Motomami arriva con la strada spianata di quello che sarà sicuramente un successo commerciale, anticipato da un terzetto di singoli streammatissimi e una buona dose di meme e viralità a condire il tutto.

È sulla cresta dell’onda l’artista spagnola, tanto da scrivere e cantare a ritmo di bachata con l’altro peso massimo The Weeknd che il successo è sostanzialmente una schifezza. Il singolo in questione è LA FAMA, una delle highlight commerciali del disco, presentata lo scorso marzo al Saturday Night Live con un outfit a unire tradizione e sperimentazione sartoriale degno di una Björk.

Con una squadra di co-writer e produttori tra cui spicca El Guincho (e non dimentichiamo Pharrell), Rosalía questo animale selvatico sembra cavalcarlo bene: può simboleggiarlo il toro meccanico del videoclip di HENTAI, sul quale la spagnola ondeggia languida mentre canta di istinti e desideri espliciti su una ballad neo soul. Non ci stupiamo troppo nel ritrovarci echi di un James Blake e d’altronde CANDY giochicchia con l’insieme delle suggestioni soniche bazzicate a suo tempo da Burial, Four Tet, Caribou e Co. (e di fatti il primo lo campiona pure).

In ogni caso lei lo dice chiaro: «fuck el estilo, yo me transformo», nella urbanissima (cita Daddy Yankee) SAOKO. E in effetti la scaletta, cangiante e iridescente, viaggia avanti e indietro nel tempo, tra tradizione e l’immediato futuro che è già il presente in cui viviamo. Da un lato, BULERIAS è un flamenco essenzial-ancestrale, trasfigurato e trascinante, con battiti di piedi e mani a presentarsi nella doppia veste di percussioni acusmatiche e field recording da un’esibizione di strada. Dall’altra BIZCOCHITO e CHICKEN TERIYAKI aprono alla latinità con due regghettoni a doppia velocità, con CUUUUuuuuuute a ingranare definitivamente la marcia HD presentando Rosalía come il contraltare mainstream di una Arca che già abbiamo visto sapersi porre per convergenze parallele. Vedi anche una LA COMBI VERSACE (con Tokischa) con il suo dembow glitchato.

È vero a far questo prima di lei con fare più frontale e sopra le righe c’era M.I.A., la grande desaparecida in questo mutato music business fatto di consapevolezze e etiche differenti. Che la bianca cantante di El Mal Querer nel suo piccolo stia procrastinando una mentalità da conquistador e questi omaggi alla cultura afro-latino-caraibica siano appropriazioni culturali? Gli americani, Pitchfork in testa, se lo stanno domandando senza trovare un vero bandolo della matassa.

In definitiva a parlare è la sostanza: ci rivela un’artista consapevole che alla propria originale (possiamo dirlo?) rivisitazione della tradizione stilistica e musicale iberica (cfr anche la struggente SAKURA in chiusura) sovrappone, interseca, affianca divertimenti dembow e destrutturazioni dal Sud del continente americano. Esplora, e questo è ancora un disco decisamente avventuroso, al netto dei citati singoloni indispensabili. Ma Rosalía non ha certo né l’aspetto né l’atteggiamento di una conquistadora.

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