Artista che vai, paragone che trovi. Nel caso di Harry Styles, poi, è un corso e ricorso storico. L’ex One Direction, fresco di vittoria ai Grammy, periodicamente viene messo a confronto con i pesi massimi del passato: prima con Mick Jagger (che ha detto la sua a proposito), poi con David Bowie. Riguardo quest’ultimo è intervenuto il producer Tony Visconti, che con il Duca Bianco ha lavorato in più occasioni, fino all’ultimo lavoro.
Una critica la sua partita da un suo post su Facebook (ora nascosto): «Qual è la differenza tra i Grammy e Las Vegas? Nessuna», ha scritto. Poi è intervenuto nei commenti: «Qualcuno mi ha appena detto che Harry Styles è il nuovo David Bowie. Da quello che ho visto stasera, non è degno neanche di lucidargli le scarpe». Styles (che si è aggiudicato l’ambìto Album Of The Year con Harry’s House) si è esibito domenica con uno dei pezzi più celebri del suo repertorio, As it was.
Paragoni che lasciano il tempo che trovano ma rappresentano assodate strategie mediatiche per chi le architetta – altro esempio, i Maneskin – considerate le ondate di indignazione e la quantità di commenti che generano tra giornalisti, addetti ai lavori e non.
Su queste pagine la recensione di Harry’s House, il disco di Harry Styles che ha seguito il fortunato Fine Line, è di Nino Ciglio.