Sanremo 2021, Maneskin e Manuel Agnelli nella cover di “Amandoti”

Manuel Agnelli torna a spiegare i Måneskin, facendo l’esempio dei Beatles e David Bowie

“Musicalmente ne parleremo tra 10 anni, quando vedremo cosa hanno combinato”

In una nuova intervista concessa a Repubblica, Manuel Agnelli è tornato sull’argomento Måneskin facendo nuovi esempi per spiegarne il contesto, l’ascesa e il successo, ma anche la strada che i quattro debbono ancora percorrere per poter vantare paragoni con consolidate realtà del rock. Di recente il frontman, aveva tirato in ballo Aerosmith e Sonic Youth, per sottolineare quanto l’attitudine mainstream dei primi fosse assimilabile al quartetto romano, e che, al contrario, quanto quella alternative dei secondi fosse fuori luogo come termine di paragone e giudizio.

Ora il frontman degli Afterhours mette in campo le formidabili carriere di Beatles e David Bowie per parlare del quartetto romano da un punto di vista prospettico: il Fab Four, da boyband, si è evoluto, producendo soltanto nelle fasi successive della propria carriera i capolavori per i quali oggi è ricordato; il Duca Bianco, agli inizi di carriera, ha ricevuto critiche per il proprio look e i propri vestiti volte ad annullare la sua sostanza artistica.

Pensiamo ai Beatles: quando sono usciti, parliamoci chiaro, erano una boyband. I capelli perfettamente pettinati a caschetto, i completi con la cravattina, le ragazzine che li inseguivano. Avevano già un suono personale ma alla musica davvero immortale, alle sperimentazioni, ci hanno pensato qualche anno più tardi quando erano più cresciuti e forse anche stanchi di quella dimensione. Lasciamo ai Maneskin tutto il tempo che ci vuole per godersi questo momento: non facciamo gli italiani, che continuano a tirarsi le martellate sulle dita; non cerchiamo prima i difetti dei pregi, perché la verità è che i Maneskin stanno aprendo dei portoni per tutta la musica italiana.
Manuel Agnelli

È chiaro che Agnelli non sta parlando dei Måneskin come dei “Beatles italiani” come se fosse un risultato già acquisito, piuttosto le sue riflessioni rispondono a tutti coloro che criticano la band senza considerarne le possibilità di crescita. Ammette senza problemi che il gruppo ha ancora molta strada da fare davanti a sé, proprio come i sopracitati esempi si sono trovati a inizio delle rispettive di carriere. Del resto, un nuovo indizio della bontà del gruppo che Agnelli ha guidato all’edizione 2017 di X Factor sta nel modo in cui ha calcato il palco in apertura dei Rolling Stones, alla sicurezza con la quale lo ha padroneggiato.

Chiunque, alla loro età, aprendo un concerto dei Rolling Stones si sarebbe bloccato, si sarebbe emozionato così tanto da non essere probabilmente più se stesso: invece loro riescono a partecipare a cose gigantesche traendone piacere, con uno spirito molto bello. Sono strutturati veramente bene: tanti altri si sarebbero montati la testa, per non parlare del nervosismo e dell’emozione, il fatto di sentirsi all’interno di un gioco più grande…
Manuel Agnelli

Riguardo a queste pagine, in cui si è spesso manifestato un pensiero critico nei confronti dei Måneskin, una sorta di controcanto al “tifo” di Agnelli, il punto di vista su quanto finora prodotto dal gruppo rimane invariato. Se è indubbio che la band sia “sexy da morire” (ha ragione Barrymore), sa tenere un palco con consumata arroganza rock, suonare i propri strumenti e coinvolgere il proprio pubblico con uno show che alterna riff concisi e ritornelli a pronta presa, non è questo FM r(u)ock fermo all’alternative istituzionalizzato di fine ’90 ciò che ci interessa magnificare.

Senz’altro siamo pronti a cambiare idea nel momento in cui la futura musica prodotta dai quattro ci comunichi un giudizio differente. Nel frattempo ci diamo appuntamento alla prossima puntata di questa che è ormai una saga, o meglio, una discussione a distanza.

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