Roger Waters
Roger Waters, still dal documentario “Free Nûdem Durak” (2022)

Roger Waters: «Meloni è il vostro Mussolini». Palestina e guerra nelle parole a Il Fatto Quotidiano

Nell’intervista a Il Fatto Quotidiano l’ex Pink Floyd critica il riarmo europeo, attacca la premier italiana e ribadisce la sua posizione sul conflitto israelo-palestinese

Roger Waters torna a esporsi senza filtri su guerra, politica ed ex compagni di band. In una lunga intervista concessa a Il Fatto Quotidiano, l’ex Pink Floyd ribadisce il proprio antimilitarismo radicale e una visione del presente che legge l’escalation bellica come un processo deliberato. Alla domanda se i governi europei stiano preparando i cittadini alla guerra, la risposta è netta: «Probabilmente sì». Una deriva che, secondo Waters, risponde a interessi economici ben precisi, legati all’industria degli armamenti e a un sistema di alleanze dominato dagli Stati Uniti, con il coinvolgimento di Israele e Germania. L’aumento delle spese militari, sostiene, finirà per impoverire ulteriormente le popolazioni, creando un terreno favorevole a nuove forme di autoritarismo.

Il conflitto tra Israele e Palestina resta uno dei punti salienti del suo intervento. Waters torna a definire quanto sta accadendo come «un genocidio» e riafferma la propria posizione contro quello che descrive come uno Stato di apartheid. In questo quadro si inserisce anche una dichiarazione dal forte valore simbolico: il desiderio di suonare The Wall in Palestina, «quando sarà libera», per celebrare una condizione di uguaglianza e diritti dal Giordano al Mediterraneo. Un’utopia personale che il musicista immagina come gesto conclusivo della propria vita artistica.

Non mancano gli affondi contro la politica europea e italiana. Waters prende di mira Giorgia Meloni, definendola un «nuovo Mussolini», inserendola in una costellazione globale di leader che, a suo avviso, incarnano una riedizione contemporanea del fascismo: da Milei a Trump, fino al Regno Unito di Starmer e Farage, una versione aggiornata della sua Fletcher Memorial Home. Contro questa deriva, Waters rivendica l’importanza delle organizzazioni che si oppongono alla logica della guerra e del neoliberismo, citando esplicitamente l’Usb in Italia.

L’intervista tocca anche vecchie fratture mai ricomposte. Waters torna a rivendicare la paternità di Wish You Were Here, riaprendo il contenzioso con David Gilmour: un conflitto artistico e umano che l’autore legge oggi come metafora politica. Il celebre verso «Did you exchange a walk-on part in the war for a lead role in a cage?» diventa, nelle sue parole, la sintesi di due scelte opposte.

Infine, un episodio emblematico del suo rifiuto di ogni ambiguità: il no all’utilizzo di Wish You Were Here in un documentario legato a Melania Trump. Nonostante l’offerta economica, Waters ha respinto la proposta, dichiarando di non voler essere associato a un’amministrazione che sostiene un genocidio.

 

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Waters ha di recente ribadito la sua posizione critica nei riguardi di Ozzy Osbourne, la stessa espressa l’indomani della sua morte, rilanciando inoltre sulla vedova Sharon. Sul Venezuela ha “difeso” Maduro attaccando gli USA, mentre sulla Palestina ha duramente attaccato Thom Yorke e sostenuto la Global Sumud Flotilla.

Sul fronte dei Pink Floyd, invece, Nick Mason, in una recente intervista, ha affermato che l’addio del principale paroliere della band fu determinante per le performance dal vivo.

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