Bob Dylan tornerà in Italia a novembre per tre concerti nei palasport, una scelta diversa rispetto alle più recenti apparizioni in location più raccolte. Il cantautore americano ha annunciato tre appuntamenti nel nostro Paese: il 2 novembre all’Unipol Dome di Milano, il 5 novembre al Palazzo dello Sport di Roma e il 7 novembre all’Unipol Arena di Bologna.
La prevendita esclusiva riservata agli utenti registrati al sito di Virgin Radio è partita ieri, lunedì 20 luglio, rendendo disponibili quasi tutte le tipologie di biglietti, differenziate per città e settore. La vendita generale scatterà domani, mercoledì 22 luglio.
Per il concerto di Milano si va dai 69 euro del quinto settore numerato ai 161 euro del primo settore numerato, passando per i 126,50 euro del secondo settore e i 98,90 euro del terzo. A Roma le cifre sono leggermente più alte: 172,50 euro per il primo settore numerato, 149,50 euro per il secondo, 115 euro per il terzo e 89,70 euro per il quinto settore numerato.
Diversa, almeno in questa prima fase, la situazione per la data di Bologna. Nella prevendita risultano infatti disponibili soltanto due pacchetti VIP: il “VIP 1 Front Row”, proposto a 458,92 euro, e il “VIP 2 Gold Hot”, che costa 422,69 euro.
No phone
Come già accaduto durante gli ultimi tour, anche le date italiane di Bob Dylan saranno caratterizzate dalla politica “no phone”: telefoni, videocamere e dispositivi di registrazione non potranno essere utilizzati durante i concerti. Gli spettatori dovranno riporre i cellulari nelle custodie Yondr, che resteranno chiuse per tutta la durata dello show. Chi avesse necessità di usare il telefono potrà farlo recandosi in un’apposita area dove la custodia verrà temporaneamente aperta.
«Avendo sperimentato questa modalità senza telefono durante i tour recenti, crediamo che crei un’esperienza migliore per tutti i presenti», si legge nella comunicazione relativa ai concerti. Una scelta che Bob Dylan considera ormai parte integrante dell’esperienza dal vivo, condivisa anche da artisti come Tool, Jack White, Iron Maiden e più recentemente i Ghost. Negli ultimi anni sempre più musicisti hanno scelto di intervenire sul rapporto tra pubblico e tecnologia, provando a preservare la dimensione irripetibile del live.
Il balletto dei chitarristi nella live band di Dylan
Nel frattempo Bob Dylan ha fatto parlare di sé anche per i recenti cambi di chitarrista nella sua live band, un ulteriore capitolo della continua mutazione che da sempre caratterizza il suo modo di intendere il palco. Negli ultimi mesi si sono infatti susseguiti diversi musicisti nel ruolo, confermando la natura mobile della formazione che accompagna il Never Ending Tour.
L’ultimo ingresso è quello di Jad Tariq, 29 anni, salito sul palco al PNC Pavilion di Cincinnati e allo Stage AE di Pittsburgh al posto di Julian Lage, che a sua volta aveva preso il posto di Doug Lancio. Lage ha dovuto interrompere la collaborazione per via di precedenti impegni, mentre nel frattempo Joel Paterson è entrato nella formazione sostituendo Bob Britt.
Chitarrista, cantante e autore, Tariq porta nella band un approccio legato a jazz, swing e jump blues, in linea con quella sensibilità rétro ricercata da Dylan nei musicisti che lo accompagnano negli ultimi anni. A settembre pubblicherà il nuovo album Precious Company, ma resta impossibile sapere se la sua presenza nella formazione sarà stabile o soltanto temporanea.
Solo tra giugno e luglio sono stati cinque i chitarristi alternatisi nella live band. Con Tariq sale così a 36 il numero dei chitarristi che hanno accompagnato Dylan dal vivo nel corso della carriera, da Mike Bloomfield sul palco del Newport Folk Festival del 1965 fino agli avvicendamenti più recenti. Un elenco che racconta il modo in cui il musicista ha sempre considerato il concerto: non una riproduzione fissa del repertorio, ma uno spazio in continua trasformazione.