Da dove le strade non hanno un nome a una strada che un nome c’è l’ha: Street Of Dreams, la canzone degli U2 appena uscita che anticipa il nuovo album della band irlandese annunciato in arrivo più avanti nel corso del 2026. È vero: quelli che ritroviamo all’imbocco di questa Calle de los Sueños, a nove anni dall’ultima prova in studio, Songs Of Experience, sono U2 “irragionevolmente colorati”, volendo usare l’espressione con cui i quattro hanno presentato la loro nuova fatica lunga in gestazione.
La canzone appena condivisa ha un mood gaio, carnevalesco, che a dirla tutta appare in controtendenza rispetto ai due “assaggi” di nuovo corso che il gruppo dublinese aveva fornito di sé nella prima parte di anno, vale a dire i due EP Days Of Ash e Easter Lily. E se il primo di questi aveva destato qualche perplessità (eufemismo), il secondo aveva fatto gridare alla resurrezione (in tutti i sensi); ora però sembrerebbe che tocchi di nuovo ricredersi: se i Sogni degli U2 sono questi, potrebbe dire qualcuno, tanto vale restare svegli. Eppure in questi nuovi U2, negli U2 che stiamo ascoltando dall’inizio di quest’anno, sembra esserci qualcosa di diverso rispetto al recente passato, maggiore solidità, sicurezza e padronanza, anche negli episodi oggettivamente più contestabili come questa Street Of Dreams, il cui videoclip è stato girato davanti a una folla di persone in una piccola piazza di Città del Messico e la cui pubblicazione era inizialmente prevista per il 12 giugno, in concomitanza con il kick-off del mondiale di calcio attualmente in corso di svolgimento proprio in Stati Uniti, Canada e Messico, salvo poi essere posticipata al 7 luglio.
La reazione all’ascolto, da parte di chi scrive, è duplice. Da un lato la delusione per un’occasione sprecata, dall’altro la percezione quantomeno di un senso, di una compattezza di fondo che – chissà – potrebbe anche essere foriera di qualche futura soddisfazione, per quanto ci si possa attendere da una band che sta per festeggiare il 50º anniversario della sua fondazione. Qualcosa di strano, forse mai accaduto in casa U2: la sensazione che la musica sia tornata al centro delle loro vite (perché, probabilmente, per un lungo periodo non lo era più stata, a giudicare da molta della loro produzione recente) accompagnata dai soliti, inevitabili scivoloni tipici di chi cerca con fatica di riacquistare piena mobilità dopo un’operazione.
Forse il disallineamento promozionale rispetto ai tempi della competizione calcistica iridata ha reso meno evidente l’ipotesi che Street Of Dreams possa essere stata scritta fondamentalmente per poterne trarre un jingle “mundial”, un po’ come fu per We Are The People, la collaborazione con il DJ Martin Garrix in occasione di Euro 2020: l’ennesima commercialata tanto per ricordare al mondo che gli U2 esistono ancora e possono fare concorrenza a Shakira. Un peccato veniale, insomma. Invece, con il torneo ormai quasi agli sgoccioli, l’attenzione di molti si è inevitabilmente focalizzata sulla critica, più che altro perché questo nuovo pezzo anticipa un album il cui colorito annunciato dalla band si presenta puntualmente in questi quattro e passa minuti di musica, che si delineano dunque come un sinistro presagio di quanto potremmo ascoltare nei prossimi mesi, anche se poi c’è di peggio.
Ad ogni modo, non per forza un brano di lancio rappresenta l’album che lo contiene, e gli U2 sono storicamente campioni di singoli apripista fuorvianti. Alla luce di ciò, al momento non si può che chiedersi come si colloca Street Of Dreams rispetto ai più recenti (si fa per dire) pezzi anticipatori degli U2; chiedersi, cioè, se ha la stessa sciattezza cafona di una Vertigo, la stessa pesantezza cosmopolita di una Get On Your Boots o la stessa melliflua inconsistenza di una You’re The Best Thing About Me. Ognuno ha la sua risposta ma a occhio e croce, paradossalmente e al netto di una vena forse eccessivamente pop (sulla scia di Yours Eternally, il pezzo conclusivo di Days Of Ash cantato con Ed Sheeran), forse Street of Dreams rappresenta addirittura un salto di qualità. Ed è tutto dire. Resta però che il rilascio di materiale col contagocce a cui Bono e soci ci hanno abituato negli ultimi tempi è giocoforza soggetto alla volubilità dei giudizi, dunque per inquadrare appieno gli U2 odierni, anche in quest’epoca di ascolti liquidi e spotifizzati, non si potrà che attenderne l’album. Il caro vecchio album che, ancora oggi, resta l’unico formato in base al quale si può davvero giudicare un musicista.
Days Of Ash e Easter Lily sono stati recensiti su queste pagine, dove trovate anche l’approfondimento di carriera dedicato alla band irlandese. Di seguito il video di Street of Dreams.