Morrissey
Morrissey da Later with Jools Holland

Morrissey annulla due concerti negli USA dopo una “credibile minaccia” di morte

Il cantante cancella i concerti di Mashantucket e Boston. La minaccia? Più teatrale che credibile

La vita di Morrissey è ormai una telenovela. Dopo polemiche, cancellazioni, lamentele, rivelazioni e improbabili proposte di vendita, il cantante ha annullato due concerti negli Stati Uniti a seguito di una “minaccia credibile” alla sua vita.

Pochi giorni dopo il concerto come headliner al CityFolk Festival di Ottawa, Canada, il 12 settembre, è arrivata sulla stampa locale la notizia di un post pubblicato giorni prima su Bluesky dall’utente “guy who gets shot in the head one hundred thousand times a day”, che minacciava di morte Morrissey. Il messaggio recitava: “Steven Patrick Morrissey, quando ti esibirai al TD Place di Ottawa la prossima settimana, intorno alle 21, sarò presente e cercherò di spararti molte volte con un’arma molto grande che possiedo illegalmente.”

Nel frattempo, il presunto autore della minaccia, un 26enne di nome Noah Castellano, è stato arrestato e poi rilasciato su cauzione di 5.000 dollari canadesi. E a quel punto Morrissey era già volato negli Stati Uniti, a circa 700 km di distanza, con in programma due concerti: il 19 settembre al Foxwoods Resort Casino di Mashantucket, Connecticut, e il 20 settembre al MGM Music Hall di Boston. Entrambi gli eventi sono stati annullati per cautela. La venue di Boston ha spiegato: “Nei giorni scorsi è emersa una minaccia credibile alla vita di Morrissey. Per la sicurezza dell’artista e della band, lo spettacolo è stato annullato.

I live italiani

Lo scorso luglio Morrissey si è esibito in Italia, inaugurando il tour all’Anfiteatro del Vittoriale di Gardone Riviera. La scaletta ha alternato brani degli Smiths, come Shoplifters of the World Unite, How Soon Is Now?, Please, Please, Please Let Me Get What I Want, I Know It’s Over e Last Night I Dreamt That Somebody Loved Me – quest’ultimo unico bis della serata – a pezzi solisti come Everyday Is Like Sunday, All the Lazy Dykes e Sure Enough, the Telephone Rings, per un totale di diciannove brani.

Su SA potete ripassare l’approfondito monografico scritto da Nino Ciglio sugli Smiths e la recensione Classic di The Queen Is Dead.

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