Morrissey
Morrissey da Later with Jools Holland

Morrissey mette in vendita tutti i diritti degli Smiths (ma non può farlo)

Il cantante annuncia la vendita di canzoni, marchio e merchandising della band, ma la metà dei diritti appartiene a Johnny Marr

In un post sul suo sito Morrissey Central intitolato A Soul to Sell, Morrissey scrive di essere “esausto di ogni legame con Marr, Rourke, Joyce” e di voler disassociarsi da chi gli augura “solo male e distruzione”. Annuncia che, per il giusto prezzo, sarebbe disposto a vendere, a chi lo contatterà all’indirizzo email eaves7760@gmail.com: il nome The Smiths e tutte le opere grafiche legate alla band, create da lui, tutte le canzoni dal punto di vista lirico e musicale, i diritti di sincronizzazione, le registrazioni e i diritti contrattuali di pubblicazione.

La notizia della presunta vendita si scontra però con i dettagli legali. Johnny Marr ha registrato il marchio The Smiths nel 2018, dopo aver scoperto che il nome non era protetto, e in seguito ha proposto a Morrissey una condivisione dei diritti, mai formalizzata. Nel gennaio 2024 Marr ha firmato un accordo di cessione congiunta dei diritti a favore di Morrissey, ma l’esecuzione del documento richiede ancora la firma del cantante. Morrissey, dal canto suo, possiede i diritti su testi, registrazioni e merchandising creati da lui, ma la piena proprietà del marchio non è stata formalmente acquisita. Si tratta dunque di un’offerta più simbolica che effettiva.

Lo scorso luglio Morrissey si è esibito in Italia, inaugurando il tour all’Anfiteatro del Vittoriale di Gardone Riviera. La scaletta ha alternato brani degli Smiths, come Shoplifters of the World Unite, How Soon Is Now?, Please, Please, Please Let Me Get What I Want, I Know It’s Over e Last Night I Dreamt That Somebody Loved Me – quest’ultimo unico bis della serata – a pezzi solisti come Everyday Is Like Sunday, All the Lazy Dykes e Sure Enough, the Telephone Rings, per un totale di diciannove brani.

Su SA potete ripassare l’approfondito monografico scritto da Nino Ciglio sugli Smiths e la recensione Classic di The Queen Is Dead.

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