Boy George
Boy George, foto per la stampa (2026)

Boy George pubblica il singolo pro Israele “We Will Dance Again”

L'ex frontman dei Culture Club prende posizione sul conflitto israelo-palestinese con un brano che difende la risposta militare di Israele e critica il movimento pro-Palestina.

Boy George ha pubblicato We Will Dance Again, un nuovo singolo che esprime apertamente sostegno a Israele e alla sua risposta militare dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023. Il brano, pubblicato anche con il titolo in ebraico, non poteva che sollevare un acceso dibattito tra i fan del cantante dei Culture Club e non solo.

Con un ritornello, We Will Dance Again, divenuto uno slogan di solidarietà in Israele dopo gli attacchi del 7 ottobre, il testo è esplicito. Su una classica base pop-reggae, Boy George contrappone l’accusa di genocidio alla legittimità della rappresaglia come risposta a un attacco armato, richiamando esplicitamente il massacro avvenuto durante il Nova Music Festival. Quel giorno furono uccisi 344 civili, 34 membri delle forze di sicurezza e 44 persone vennero prese in ostaggio da Hamas. Da allora la risposta militare israeliana nella Striscia di Gaza ha provocato, secondo le autorità sanitarie locali e le Nazioni Unite, oltre 73.000 morti palestinesi, tra cui almeno 21.000 bambini, e più di 171.000 feriti, in un bilancio di dimensioni incomparabilmente superiori rispetto all’attacco iniziale.

Accuse al movimento pro-Palestina

Nel corso della canzone il musicista afferma inoltre il proprio sostegno alla comunità ebraica e critica il movimento pro-Palestina, accusando alcuni artisti di assumere posizioni influenzate dalla propaganda online e contestando l’uso del termine genocidio («You say genocide, I say war»), in contrasto con le conclusioni della commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite, che nel 2025 ha affermato che Israele ha commesso genocidio nei confronti dei palestinesi nella Striscia di Gaza.

Tra i musicisti che negli ultimi mesi hanno espresso solidarietà alla popolazione palestinese figurano Stormzy, Damon Albarn, Clairo e Brian Eno, quest’ultimo promotore di iniziative e singoli benefici, oltre che tra i più noti sostenitori del movimento BDS (Boycott, Divestment and Sanctions).

Pur non essendo ebreo, Boy George aveva già espresso negli ultimi mesi la volontà di sostenere la comunità ebraica. In un’intervista riportata dal Guardian aveva spiegato di avere molti amici ebrei fin dall’inizio della sua carriera e di sentirsi particolarmente vicino a loro, pur dichiarando di non condividere necessariamente tutte le scelte del governo israeliano e di provare compassione anche per il popolo palestinese. Dopo l’aggressione avvenuta lo scorso aprile nel quartiere londinese di Golders Green aveva inoltre invitato a manifestare solidarietà alla comunità ebraica britannica.

La pubblicazione di We Will Dance Again segna un cambio di tono rispetto alle dichiarazioni rilasciate pochi mesi fa in occasione dell’Eurovision Song Contest, quando aveva sostenuto di non avere un’opinione definita su Israele e aveva ribadito che «la missione della musica è unire le persone».

L’impegno negli anni ’80

Tra le figure più iconiche del pop degli anni Ottanta, Boy George conquistò il successo mondiale con i Culture Club, grazie ad album come Colour By Numbers e singoli entrati stabilmente nell’immaginario collettivo come Do You Really Want to Hurt Me? e Karma Chameleon. Nel 1984 la band pubblicò anche The War Song, brano apertamente pacifista che conteneva il celebre ritornello «War is stupid».

Nelle scorse settimane l’artista ha inoltre annunciato il lancio di Artist Included, una società che utilizza l’intelligenza artificiale per consentire ai musicisti di ricreare nuove versioni delle proprie registrazioni storiche e recuperare maggiore controllo sui master.

Tracklist

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