Dal 2010 a oggi i concerti cancellati di Morrissey sono stati oltre 100, e anche in questo tour l’artista non è stato immune da imprevisti. Dopo l’annullamento del concerto di Stoccolma per stanchezza accumulata durante gli spostamenti, sono seguite altre cancellazioni dovute a un infortunio occorso a un non meglio precisato membro della band. Non erano dunque pochi i timori per la leg italiana, da cui la tournée effettivamente riprende, per fortuna senza problemi di sorta.
Ieri, 23 luglio, a Gardone Riviera, l’ex frontman degli Smiths, un po’ appesantito ma vocalmente in forma, si è esibito regolarmente all’Anfiteatro del Vittoriale, dando il via a un convincente set che inaugura più che degnamente la cinquina di concerti nel nostro Paese.
L’attacco è stato affidato a una fedele esecuzione di Shoplifters of the World Unite, seguita dal consueto mix di brani solisti e pezzi tratti dal repertorio degli Smiths, eseguiti con altrettanta fedeltà alla versione discografica. Come già registrato nelle precedenti date della tournée, cinque i brani estratti dall’indimenticata band, le cui chance di reunion restano di fatto nulle: oltre all’opener, in scaletta figurano How Soon Is Now?, Please, Please, Please Let Me Get What I Want, I Know It’s Over e Last Night I Dreamt That Somebody Loved Me, unico bis della serata. Completano il quadro solista brani come Everyday Is Like Sunday, All the Lazy Dykes e Sure Enough, the Telephone Rings. Diciannove i brani in tutto.
Prima del concerto, sul maxischermo scorrevano frammenti video tratti dal pantheon personale dell’artista: dai New York Dolls a un’esibizione di Massimo Ranieri, in omaggio all’Italia. Morrissey, che nel 2017 cancellò un’intera serie di date nel nostro Paese dopo un acceso scontro con la Polizia a Roma, ha salutato il pubblico con un sobrio «È un grande onore essere di nuovo in Italia». Di fatto, non si esibiva da noi da undici anni.
Al solito sardonici gli scambi con il pubblico, con alcuni brani introdotti da dichiarazioni personali o – più spesso – da commenti dal tono politico. «In Inghilterra la libertà di parola è stata bandita. Ma non siamo in Inghilterra», ha affermato prima di eseguire All You Need Is Me. Sul maxischermo, nel corso dello show, sono ricomparse più volte le immagini emblematiche di Lou von Salomé, scrittrice e intellettuale russa vicina a Nietzsche, Freud e Rilke, simbolo di indipendenza femminile e figura ricorrente nell’iconografia recente dell’artista. Una scelta che stona con l’orientamento politico di Morrissey, che in passato ha pubblicamente espresso simpatia per Nigel Farage e per posizioni nazionaliste.
Nel finale, un problema tecnico ha impedito l’esecuzione del previsto secondo bis, Irish Blood, English Heart, lasciando che a congedare il pubblico fossero le immagini d’archivio proiettate sul maxischermo, questa volta tratte da vecchi filmati cinematografici.
Ora tocca a Lucca (Lucca Summer Festival, 26 luglio), Roma (28 luglio, tutto esaurito), Catania (31 luglio) e Ostuni (Locus Festival, 3 agosto, tutto esaurito).
Attività recente
Di recente, la lunga diatriba tra Morrissey e Johnny Marr si è arricchita di un nuovo capitolo riguardo alla famigerata reunion degli Smiths. Inoltre, nei giorni scorsi, Nick Cave ha dichiarato di aver rifiutato un brano “anti-woke” scritto proprio dall’ex frontman della band di Manchester.
Su SA potete ripassare l’approfondito monografico scritto da Nino Ciglio sugli Smiths e la recensione Classic di The Queen Is Dead.