Dopo aver aperto il tour europeo in un’atmosfera intima e toccante, tra lutti, visioni e piccole epifanie (il nostro approfondimento sulle prime date), Nick Cave è tornato a scrivere sul suo blog The Red Hand Files con un intervento che — come spesso accade — fonde confessione personale, riflessione spirituale e una certa dose di humour nero.
Rispondendo a una fan che chiedeva se avesse mai conosciuto Morrissey, Cave ha raccontato di non averlo mai incontrato di persona, ma di aver avuto con lui uno scambio di email lo scorso anno. L’ex Smiths gli aveva proposto di collaborare a un nuovo brano: una canzone che, nonostante fosse “piuttosto bella”, si apriva con un “irrilevante” intro di bouzouki greco e includeva un “sproloquio anti-woke, provocatorio e un po’ sciocco”.
Cave ha rifiutato con garbo, spiegando di preferire tenere la politica fuori dalla musica: “trovo che abbia un effetto riduttivo ed è antitetico a ciò che cerco di raggiungere”. Il rispetto per Morrissey resta intatto: “è probabilmente il miglior paroliere della sua generazione – certamente il più strano, divertente, sofisticato e sottile”, scrive Cave.
Da lì, come spesso accade nei suoi post, la riflessione si allarga. Cave si sofferma sul tema del “yearning”, il desiderio inappagato che definisce l’essere umano e che si manifesta come mancanza, abbandono, vuoto: “Questo è il dilemma umano, come messo in scena nel Getsemani, dove Cristo prega per la misericordia di Dio ma viene lasciato al proprio destino”.
Ma per Cave, questa assenza è “il supremo atto d’amore divino” — la libertà concessa all’uomo di essere ciò che desidera. È in questa condizione di incompiutezza che l’arte, e in particolare la musica, può offrire uno spiraglio di pienezza e senso: “Ci sentiamo completi quando ascoltiamo musica che amiamo, mentre veniamo guidati verso la bontà delle cose”.
Lo stesso Cave riconosce questo potere anche nella musica di Morrissey, “per quanto cinica o disillusa possa apparire”, e nella band noise YHWH Nailgun, che ascolta in sottofondo mentre scrive da una stanza d’albergo a Zurigo, facendo colazione con cioccolatini regalati da una fan: “indicano il cielo andando giù fino in fondo. Completamente fantastici”.
Il post si inserisce in una lunga serie di riflessioni recenti in cui Cave ha condiviso pensieri sulla questione israelo-palestinese, sui miti fallibili e sull’autenticità, ha stilato la sua desert island playlist, rivelato la canzone che vorrebbe al proprio funerale, fatto parziale marcia indietro sulle critiche ai Red Hot Chili Peppers, confermato il suo amore per I Am A God di Kanye West e raccontato un aneddoto su Nick Cage.