Morrissey
Morrissey, still dall'esibizione da Fallon (2019)

Morrissey ricoverato in ospedale rinvia date del tour USA

Dopo l’esordio a Reno con rarità e brani degli Smiths, il cantante è stato colpito da una grave sinusite che lo ha costretto a fermarsi (ma non per molto)

Dopo aver inaugurato il suo tour nordamericano 2025 lo scorso 26 aprile con un concerto al Grand Theatre di Reno, Morrissey aveva sorpreso i fan con una scaletta ricca di rarità, tra brani degli Smiths, tra cui Hand in Glove dal primo album del 1984, e dal proprio repertorio solista come Best Friend on the Payroll e Scandinavia.

Non sono mancati i commenti contro gli “enemy”, definiti “estremamente deboli ma molto determinati”, sempre pronti – decennio dopo decennio – ad attaccarlo, il tutto con ancora calda la polemica sulla mancata reunion della band che avrebbe dovuto esibirsi in tour proprio quest’anno. A dire di no, come è noto, è stato Johnny Marr che, chiamato in causa proprio dal frontman, ha dato la propria versione dei fatti: “Non ho ignorato l’offerta, ho detto di no”.

Ora però la tournée ha subito un temporaneo arresto: Morrissey è stato ricoverato in ospedale a causa di una grave sinusite che lo ha costretto a cancellare il concerto del 1° maggio a San Diego e a rinviare la data del 3 maggio a Rancho Mirage. I live sono stati già riprogrammati e, salvo ulteriori complicazioni, il tour dovrebbe riprendere oggi, 5 maggio da Tucson, Arizona. In estate il frontman tornerà poi in Europa, con cinque appuntamenti previsti anche in Italia nel mese di luglio.

L’ultimo album solista di Morrissey, I Am Not a Dog on a Chain, è uscito nel 2020. Da tempo l’artista afferma di avere pronto nuovo materiale, tra cui Bonfire of Teenagers, disco rimasto inedito perché – a detta sua – “nessuno vuole pubblicarlo per via della guerra alla libertà di parola in Inghilterra”.

Su SA potete rileggere un altro capitolo datato 2022 della diatriba Morrissey / Marr, una lettera aperta scritta dal primo a cui il secondo ha risposto con un tweet (in un post dedicato l’analisi di Antonio Puglia), ma anche ripassare l’approfondito monografico scritto da Nino Ciglio sugli Smiths e la recensione classic di The Queen Is Dead.

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