Recensioni

Anno 1985: nei dj store di tutto il mondo arriva una nuova etichetta discografica, la Metroplex. L’uscita numero uno di questa nuova label, a firma Model 500, è un 12” con due soli brani: sul lato A No Ufo’s e sul lato B Future, presenti sia in versione vocal che strumentale. Sono anni di passaggio dove l’Italo è diventata pop, la new wave è diventata sempre più rock e l’house ancora non è sulla mappa dei desideri delle nuove ecstasy generation in arrivo.
Anni di cambiamento, specialmente sotto il profilo tecnico, in cui si affacciano i primi campionatori e strumenti digitali che arricchiscono la tavolozza sonora dei neo musicisti elettronici di ulteriori possibilità, ma anche di stereotipi timbrici. La completa libertà sonora degli strumenti analogici si scontra con la capacità infinita del digitale di replicare strumenti esistenti e modificarli. In questo momento complesso, sia socialmente che musicalmente, si inserisce Juan Atkins, un giovane musicista di Detroit che qualche anno prima conseguì una fama breve ma intensa con il suo gruppo Cybotron assieme a Rik Davis, genio visionario sempre di Detroit, che aveva conosciuto nel 1980 ad un corso di musica. Il loro progetto musicale, Cybotron, è unico nel suo genere: pesca nello psichedelismo rock di Jimi Hendrix e nel futurismo pop dei Kraftwerk, citando anche gli Ultravox e i Funkadelic.
Tutto parte nel 1981 con il loro primo singolo Alleys of your mind, ma il successo planetario avviene con Clear, un mostro electro, rimaneggiato per il dancefloor da Jose “Animal” Diaz, che diventa una pietra miliare della scena breakdance ed electro e che fa da apripista al loro primo monumentale album: Enter. Sfortunatamente, dopo questo grande successo il duo si divide per insanabili divergenze artistiche. Dirà Rik Davis in merito: “John ‘Jon Five’ Houseley era il chitarrista che avevo inserito nella band per orientare il più possibile il suono verso quello degli Ultravox. A Juan l’idea non è mai piaciuta, avrebbe preferito un turntablist e questo più o meno ci portò a separarci”. Atkins, da sempre fan appassionato dei Kraftwerk e dei Funkadelic, vuole invece seguire una linea che sia la giusta continuazione dell’ibridazione musicale fra cultura nera e bianca partita con i Cybotron e che rappresenti al meglio la voglia di futuro di una città che non ne aveva.
Da qui l’idea di una sua label, la Metroplex, per fare uscire i suoi brani post Cybotron e di questo primo singolo. Inoltre No Ufo’s, grazie alla sua cassa in quattro, ben si mixava con le prime uscite della scena House di Chicago ed era suonata dai principali dj della scena, riscuotendo un notevole successo. Il retro Future, seppure meno citata, resta un altro mirabile esempio di electro wave in cui ambientazioni dark si mescolavano a squarci di futurismo positivista. All’inizio si trattò dell’ennesima hit locale in una città che aveva la decadenza del futuro nel suo DNA, ma lentamente divenne il mattone su cui fu costruita la Techno nel mondo. Il disco arrivò a Londra e assieme ad altri brani fondamentali della Motor City attirò l’attenzione dell’Europa facendo intuire che aldilà dell’oceano c’era una scena musicale con un’identità ben definita che si fondeva (identificava) perfettamente con le trasformazioni di quegli anni complessi.
Non è facile descrivere, anche dopo poco più di 35 anni, l’impatto che ha avuto No Ufo’s sulla scena elettronica mondiale: la vertigine sensoriale di questo brano ancora ci colpisce catapultandoci in un mondo in cui i DAF fanno una jam con Ron Hardy e i Kraftwerk mettono assieme ritmiche libere dagli schemi rigidi del loro funk digitale. No Ufo’s è stata e resta una bomba sonica interculturale che deflagra nelle orecchie e nel corpo gettando dubbi e certezze sullo stato della musica che abbiamo conosciuto. È la testimonianza sonora che esiste una via per far convivere culture musicali e generi diversi e, allo stesso tempo, ci dà la sensazione che la tecnologia sia un potentissimo strumento di unificazione e decodifica di pattern (schemi, linguaggi,formule) che vediamo solo in superficie. In due parole è Techno allo stato puro che ancora brilla di luce propria. Più brillante del sole.
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